Doppio blitz in città. Knoll contro i «relitti» La protesta che infuria in tutto il mondo arriva anche a Bolzano dove si moltiplicano i blitz contro cartelli e monumenti. Casapound ha bendato la statua di piazza Magnago mentre gli anarchici hanno preso di mira l'obelisco coloniale di piazza Vittoria. E la destra tedesca vuol togliere l'alpino di Brunico. BOLZANO Le statue, in questi giorni, non hanno pace. L'escalation di distruzione dei manufatti che celebrano personaggi della storia innescata negli Usa dalle proteste contro il razzismo dopo l'omicidio di George Floyd, l'afroamericano soffocato dalla polizia di Minneapolis si è allargata a macchia d'olio arrivando anche in Italia. Se negli Stati Uniti vengono demoliti monumenti considerati, dai manifestanti, simboli di segregazione razziale e colonialismo, a Bolzano sono stati presi di mira anche altri simboli ed altre tematiche. È il caso della statua di Teodorico, in piazza Magnago davanti a palazzo Widmann, presa di mira dai militanti di Casapound. La scorsa notte infatti i militanti di Casapound Bolzano hanno imbavagliato con una grande mascherina la statua di Teodorico, arrampicandosi sul monumento di Re Laurino. «Vogliamo manifestare hanno spiegato gli esponenti del movimento di estrema destra contro il sistema di clientelismo che da anni getta nella vergogna l'Alto Adige davanti a tutta Europa. Ci riferiamo, come già denunciato dal nostro consigliere comunale Andrea Bonazza, al caso politico relativo all'acquisto e distribuzione da parte della Provincia di Bolzano delle mascherine importate dalla Cina e dei 300mila inutili scaldacollo regalati ai cittadini. In un momento di crisi economica e geopolitica conclude Casapound ricordiamo a secessionisti e ultra-autonomisti che dovrebbero guardare in casa loro prima di parlare del male italiano». E i secessionisti non hanno perso l'occasione per tornare ad attaccare i simboli dell'«occupazione italiana del Sudtirolo» ed i cosidetti relitti fascisti, identificando tra questi anche la statua dell'Alpino a Brunico. A difesa dell'Alpino, ieri, è intervenuto il consigliere provinciale Alessandro Urzì (Fratelli d'Italia - Alto Adige nel cuore): «La richiesta di rimozione del monumento all'Alpino avanzata dai secessionisti è una volgare speculazione che offende lo straordinario valore delle Penne nere. Accostare gli alpini al razzismo è accusa che va respinta senza sconti». Intanto, a Bolzano, ignoti hanno imbrattato con della vernice verde e rossa, alcuni «simboli del colonialismo italiano»: il cartello che indica «via Amba Alagi» (la montagna etiope fu teatro di una celebre battaglia avvenuta durante la guerra di Abissinia), e «via Reginaldo Giuliani» (fu cappellano militare delle Camicie Nere d'Eritrea). Imbrattata anche una colonna, nei giardini di piazza Vittoria dietro al monumento, che ricorda i caduti in Africa e in Spagna. Esposto infine uno striscione con la scritta: «Azione diretta contro il razzismo e vecchio - nuovo colonialismo». Su Facebook, la pagina «Bolzano Male» appoggia queste azioni: «Finiamola di credere si legge in un lungo post di essere immuni al razzismo» .