C'è poco da sorridere, però. In effetti, sembra quasi uno scherzo o una parodia, tanto è grottesca la notizia, che un'azienda svizzera abbia deliberato la rimozione dagli scaffali dei cioccolatini «moretti», detti anche «testa di moro», pericolosi veicoli di razzismo strisciante. O che i canali Disney, sull'onda della messa sotto accusa di Via col vento , siano intenzionati a mettere sull'avviso i giovani consumatori degli Aristogatti o di Lilli e il vagabondo con una scheda pedagogicamente corretta che dice: «Questo programma potrebbe contenere rappresentazioni culturali ormai superate». C'è poco da sorridere. Perché un po' di anni fa avremmo liquidato come una boutade la decisione di alcune università americane di sradicare dai piani di studio opere scorrette di Shakespeare e le Baccanti di Euripide: fatto. O di bloccare alla Sorbona la messa in scena delle Supplici di Eschilo: fatto anche questo. O di rimuovere da un'università inglese una targa con i versi di Rudyard Kipling, autore di un libro molto pericoloso come Kim e cantore, autore seriale di crimini culturali, Il fardello dell'uomo bianco : fatto. Avremmo considerato impossibile l'accusa a Dante Alighieri di essere «islamofobo». Sarebbe stata inconcepibile la distruzione della statua di Cristoforo Colombo, o lo scempio vandalico che ha deturpato quella di Churchill, l'eroe della guerra contro Hitler. O le protese veementi al New York Times perché nella pagina delle opinioni se ne sia pubblicata una troppo conturbante. E invece non dobbiamo sorridere: è tutto vero, non è una parodia, non è uno scherzo. Non lo era nemmeno la manipolazione della Carmen di Bizet al Maggio Fiorentino (avallata dal sindaco Nardella, purtroppo) quando si manomise il finale per non dare alimento culturale al femminicidio. È invece una forma di nuovo e prepotente fanatismo, non riducibile nemmeno agli stereotipi del pur petulante «politicamente corretto», che vuole sradicare il passato, l'arte e la cultura del passato, tutto ciò che appartiene alla storia, alle idee, ai concetti, ai pregiudizi, anche agli orrori del passato per fare tabula rasa di tutto ciò che ci ha preceduto, equiparato a qualcosa di intrinsecamente peccaminoso e corrotto, da purificare con i precetti della nuova ideologia, o da mettere dietro a una lavagna punitiva, come Via col vento . Gli aggressivi funzionari della «neo-lingua» già analizzata da Orwell definiscono pudicamente «ricontestualizzazione» (un po' come i Lager maoisti ribattezzati «campi di rieducazione»), questa demolizione e riscrittura delle opere del passato, per stravolgere ed estirpare quella che i solerti esecutori della Disney chiamano «rappresentazioni culturali ormai superate». Tra i nuovi fanatici della censura, dell'iconoclastia, del rogo di libri e di film, il passato dell'arte, della cultura e del pensiero non va studiato, rappresentato, esaminato, criticato, va «superato», cioè distrutto, cancellato, epurato, «ricontestualizzato» che è l'esatto opposto della doverosa contestualizzazione di un testo, di un'opera, di un'idea, di una parola: cioè quello che si fa normalmente senza bisogno di abbattere le statue come i talebani con quelle di Buddha o dell'Isis a Palmira, o come le guardie rosse che perseguitavano i musicisti nel caso avessero eseguito impura «musica occidentale» o come i pasdaran khomeinisti che volevano ammazzare Salman Rushdie per i suoi versetti blasfemi. Paragoni azzardati. Ma proviamo a leggere Amos Oz per verificare l'azzardo: «Tutti i fanatici tendono a vivere in un mondo in bianco e nero. Il fanatico è uno che sa contare fino a uno» e vuole azzerare il «mondo malvagio» da soppiantare con il «mondo a venire». Ecco: azzerare. Esattamente fare del mondo una pagina bianca in cui dopo aver cancellato tutto ciò che c'è di immondo del passato si riparte dall'anno zero della purezza. E se l'arte, il cinema, la cultura, i libri, il teatro, la musica, anziché adeguarsi talvolta con qualche secolo se non millennio di anticipo alle direttive impartite con ciò che oggi consideriamo il Bene e il Male, si ostinano a rappresentare scorrettamente i conflitti della vita, la violenza, la sopraffazione, la discriminazione, l'ingiustizia, insomma tutto ciò che è materia viva nella storia della cultura, allora i nuovi guardiani della fede si incaricheranno di azzerare, rimuovere, abbattere, manipolare, ricontestualizzare. E sempre in nome della Bontà, sempre con la scusa di non offendere le minoranze. Perché nel nuovo fanatismo i lettori, gli spettatori, i frequentatori di una mostra, i passanti che passeggiano nei pressi di una statua considerata infetta, sono tutti infantilizzati, trasformati in bambini bisognosi di protezione e da prendere per mano: non leggere Shakespeare che potresti turbarti, non andare al cinema se non ne vuoi uscire stravolto. Ci siamo noi a demolire le cose brutte che tu devi ignorare, ci siamo noi a ripulire il passato, a renderlo puro e incontaminato: sarà un caso che le dittature amano molto i bambini non ancora sporcati dal Male? Nel nuovo mondo in cui non si studia, ma si condanna, non si guarda ma si oscura tutto, tutto passerà al setaccio della nuova dottrina e pure un cioccolatino deve essere ricondotto all'ordine. Davvero c'è solo da sorridere?
Corriere della Sera
12 Giugno 2020
L'ossessione di rendere puro il passato
PI
Pierluigi Battista
Corriere della Sera
Un articolo di giornale lamenta la censura e la manipolazione culturale che sta avvenendo in molti paesi. L'autore critica le decisioni di alcune università americane di rimuovere opere di Shakespeare e di Euripide dai piani di studio, e di altre istituzioni che hanno cancellato o manipolato opere di autori come Kipling e Dante Alighieri. L'autore sostiene che questo tipo di censura è una forma di "fanatismo" che vuole sradicare il passato e la cultura del passato, e che sta portando a una "demolizione" e "ricontestualizzazione" delle opere dell'arte e della cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
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