Nella selva di richieste per l'ampliamento dei dehors (sono quasi 400 quelle arrivate al I Municipio) c'è chi procede in ordine sparso, a volte con soluzioni fai-da-te, e chi si coordina per adottare soluzioni condivise, non solo tra operatori ma anche con i residenti, per un risultato il più possibile omogeneo. È il caso dei commercianti, ristoratori e non, del Portico d'Ottavia, che si sono affidati allo studio di consulenza Cecili partners per redigere un piano unico per i nuovi allestimenti in deroga secondo quanto previsto dalla nuova delibera di giunta per favorire la ripresa delle attività. Due anni fa è stato avviato il percorso per la riqualificazione della zona (alla versione definitiva si è arrivati dopo una cinquantina di modifiche) verrà depositata tra una decina di giorni: il restyling prevede il rifacimento del manto stradale, così malridotto che in alcuni punti si sono formati avvallamenti di oltre 40 centimetri, degli attacchi fognari e dell'illuminazione. Ad abbellire il contesto fioriere e paratie in ferro battuto intorno ai tavoli all'aperto, che alla riapertura delle scuole verranno smontate tra le 12.30 e le 16.30 per non intralciare l'uscita degli alunni. Costo dell'intervento, 250mila euro a carico degli imprenditori (hanno aderito in 12) che si sono confrontati sia con gli abitanti sia con la Soprintendenza. Lo slittamento è dovuto all'entrata in vigore del nuovo Regolamento del commercio, che ha trasferito la competenza dal I Municipio al Campidoglio. In questa fase di transizione i proponenti hanno voluto mantenere lo stesso approccio per il disegno delle planimetrie aumentate fino al 35 per cento: «Con i piani di massima occupabilità venivano concessi spazi ridicoli: circa 4 metri e 80 centimetri per un locale con una superficie di 70-80 metri quadrati, ovvero due-tre tavolini all'esterno - spiega il consulente, Massimo Cecili - . Adesso fuori si potrà arrivare fino a 12 metri quadri che, con il distanziamento, equivalgono a sei tavolini». Al centro della strada verrà mantenuto il passaggio di 3,60 metri per i mezzi di soccorso, mentre la distanza dai portoni dei palazzi sarà di 3 metri. Gli operatori, che in tre mesi di lockdown hanno registrato perdite del 90 per cento, sperano che in mancanza di turisti i romani tornino a vivere la città: «Il centro storico soffre più delle periferie - sottolinea Angelo Di Porto, presidente dell'associazione dei commercianti e titolare di due ristoranti (Reginella e la Taverna del Ghetto) - perché è meno abitato. Molti uffici sono ancora chiusi, i dipendenti sono in smart working e circola pochissima gente». Tra le idee per rilanciare uno dei quartieri più antichi e stratificati di Roma, si pensa a un'iniziativa legata al food: «Siamo famosi per la fiera del carciofo, ma ormai la stagione è passata. Potremmo puntare su coratella e pajata...».
Corriere della Sera
11 Giugno 2020
Roma. Riqualificazione e dehors. Il piano di ristoratori (e non) del Portico D'Ottavia
M.
M. E. F.
Corriere della Sera
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Bene culturale
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