Gentilissimo direttore, sul Corriere Fiorentino di domenica scorsa ho letto l'editoriale di Stefano Fabbri e i suoi commenti sul mecenatismo sempre in «cambio di qualcosa». Vorrei rammentare a Fabbri che come Friends of Florence dal 1998 abbiamo restaurato più di trecento progetti di grandi e piccoli tesori portando tantissimi «mecenati» internazionali e non abbiamo mai chiesto niente in cambio... ma solo un «grazie» ogni tanto. Vorrei poi invitarvi un giorno a vedere il divino Lorenzetti che ora stiamo restaurando a Siena. Simonetta Brandolini presidente Friends of Florence Da sempre apprezziamo come Friends of Florence dia un contributo decisivo alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico di Firenze. E ha ragione la presidente dell'associazione, Simonetta Brandolini D'Adda, a ricordare che semmai sono stati troppo pochi i ringraziamenti per chi si è fatto carico di progetti culturalmente importanti senza chiedere nulla in cambio. Una vera forma di mecenatismo di cui la città deve essere riconoscente e fiera. Perché poche città sono amate come la nostra. Non sempre però la storia del mecenatismo è stata alimentata dallo stesso spirito. O che non abbia lasciato sospetti. Basti ricordare i trascorsi oscuri di tanti capolavori finiti in collezioni private all'estero. Spesso fonte di lunghe battaglie giudiziarie. Firenze non può permettersi sbagli e distrazioni. L'obiettivo della stagione post Covid è sollecitare a investire per cambiare direzione di marcia alla città, finanziando la salvaguardia dell'artigianato, l'insediamento nel centro di piccole imprese innovative e finanziando la residenza dei cittadini e la permanenza di artisti, ricercatori e studiosi di ogni tipo. Questione di priorità, senza discriminare nessuno, ma attenti a non agevolare piani contrastanti con le esigenze della città e lo spirito più conveniente. Non credo che i ringraziamenti, pur dovuti, basterebbero. Stefano Fabbri