Grifoni attacca in particolare i docenti: "Lasciano i ragazzi e dicono loro: fate quello che vi pare, ci vediamo tra due ore" TALMENTE poca attenzione alla pulizia ed al decoro che anche i morigerati turisti del nord Euro-pa si trasformano in vandali. Scolaresche lasciate libere in parchi storici come nell'ora di ricreazione. Un lassismo che arriva anche da parte di chi dovrebbe insegnare la bellezza e l'importanza del nostro patrimonio artistico. E' un grido di allarme ed uno sfogo pe-sante quello della soprintendente ai monumenti Paola Grifoni su quello che sta succedendo nel Giardino di Boboli. Grifoni racconta i numerosi piccoli e grandi episodi di vandalismo o di uso improprio del Giardino mentre viene annunciato il nuovo accordo sulla sorveglianza di Ponte Vecchio finanziato dalla Socota (vedi articolo a fianco). «Ormai, mi capita sempre più spesso vedere scolaresche arrivare di fronte a Pitti e sentire dalle professoresse la stessa frase: «Ecco Boboli, fate quel che vi pare: ci vediamo tra due ore». Il Giardino monumentale diventa così, racconta Grifoni, lo «sfogatoio» dei ragazzi, che non sempre si ricordano di aver di fronte un'opera d'arte antica di secoli. «Abbiamo in questi anni visto di tutto: da turisti nordeuropei che a casa loro non si sognerebbero neanche di buttare una carta che incidono gli alberi coni coltelli, fino a sassi usati come proiettili delle fionde contro i germani, decapitati». I casi più incredibili riguardano un turista giapponese che, nell'impeto di farsi fare una foto nel mezzo della fontana dell'Oceano della Vasca dell'Isola, si è attaccato alla fontana: il marmo non ha retto, lui è caduto. «Per andare a prenderlo, ci è toccato usare una barca, l'acqua è alta qualche metro» racconta Grifoni. Gesti di indifferenza che non si fermano ai monumenti: «Abbiamo piantato una piccola vigna, dall'uva neanche particolarmente buona: i frequentatori del Giardino la vanno a staccare per mangiarla». Il top l'ha raggiunto una scolaresca di ragazzi molto giovani (forse delle elementari), passata nel bel mezzo dei nuovi arbusti appena piantati invece che per il vialetto. «Alle mie rimostranze, la docente prima mi ha risposto che da lì faceva prima, poi mi ha domandato cosa me ne fregava». Comportamenti contro i quali non basta la vigilanza, «anche perché in una città come Firenze non basterebbero due agenti ogni strada - spiega Grifoni - la risposta può passare da una grande campagna di comunicazione ed informazione, che educhi e che ribadisca quanto è importante perla nostra città il patrimonio artistico-monumentale e quanto è importante preservarlo. I primi ad essere coinvolti devono essere proprio i professori ed i docenti, i principali responsabile dell'educazione dei nostri giovani».