Duecento capolavori per 50 visitatori Dopo due mesi in cui le opere già allestite sono rimaste in silenzio, è il momento dello svelamento: Sfida al Barocco. Roma Torino Parigi 1680 1750 apre al pubblico a Venaria Reale e rimarrà visibile sino al 20 settembre, prorogata di tre mesi. È una mostra spettacolare ed emozionante e trova la sua forza nell'originalità del taglio e sicuramente nell'allestimento. Raccoglie 200 tra dipinti, disegni, sculture, arazzi e opere di oreficeria, allestiti in 15 sezioni come in una grande «galleria barocca» e provenienti dalle maggiori istituzioni internazionali come Musei Vaticani e Uffizi, Louvre, Getty di Los Angeles, National Gallery di Londra, Versailles, Metropolitan di New York. È anche una delle prime grandi mostre della riapertura dei musei post-Coronavirus e la visita, inevitabilmente, adotta ogni necessaria misura di sicurezza: termometro, mascherina, 50 visitatori per volta (previa prenotazione online) e accesso scaglionato. Dopo due mesi in cui le opere già allestite sono rimaste in silenzio, è il momento dello svelamento: Sfida al Barocco. Roma Torino Parigi 1680 1750 apre al pubblico a Venaria Reale e rimarrà visibile sino al 20 settembre, prorogata di tre mesi. È «l'esito di un lungo progetto voluto dalla Fondazione 1563 e propone un'interpretazione originale, quello della "sfida" negli anni in cui cambiano molte cose nell'esperienza artistica e nel modo di fare arte», spiega Giuseppe Dardanello, curatore della mostra con Michela Di Macco. È una mostra spettacolare ed emozionante (soprattutto nella sezione delle pale d'altare e degli arazzi) e, frutto di ricerche pluriennali, non insegue i grandi nomi e le opere più note, ma trova la sua forza nell'originalità del taglio e sicuramente nell'allestimento. Raccoglie 200 tra dipinti, disegni, sculture, arazzi e opere di oreficeria, allestiti in 15 sezioni come in una grande «galleria barocca» e provenienti dalle maggiori istituzioni internazionali come Musei Vaticani e Uffizi, Louvre, Getty di Los Angeles, National Gallery di Londra, Versailles, Metropolitan di New York. Pezzi importanti arrivano da Torino e dal territorio: non solo Musei Reali e Fondazione Accorsi-Ometto, ma anche la chiesa di Grazzano Badoglio con un magnifico dipinto di Andrea Pozzo. La rappresentazione della grande architettura barocca e della sua spazialità, è lasciata al contenitore con la sua dimensione spettacolare: la Citroniera juvarriana accoglie le opere come una straordinaria scenografia, valorizzata dall'illuminazione e dall'allestimento di Massimo Venegoni. Sfida al Barocco è anche una delle prime grandi mostre della riapertura dei musei post-Coronavirus e la visita, inevitabilmente, adotta ogni necessaria misura di sicurezza. Al cancello d'entrata un visore controlla la temperatura di ogni visitatore. Ovviamente muniti di mascherina, si accede alla reggia (attraversando il bookshop, regolarmente aperto): 50 visitatori per volta (previa prenotazione online) e accesso scaglionato (il numero sale fino a 250 all'ora per i giardini). L'ingresso alla Citroniera è introdotto da uno scenografico tendaggio che, aperto, svela i tesori esposti. Se ci si aspetta una classica mostra sul Barocco si rimarrà, se non delusi, quantomeno stupiti: i curatori propongono un approccio del tutto originale. «Non è una mostra sulla committenza e sui grandi cambiamenti epocali ma su come gli artisti guardano al passato e di come i loro modelli divengono strumenti attivi di cambiamento, capaci di sollecitare una reinterpretazione nuova e rivolta al futuro», spiega Dardanello. Roma è un luogo imprescindibile grazie alla presenza dell'antico e dei grandi maestri del 500 e 600 ma anche il modello a cui guarda Parigi prima di aprirsi al colore e alla natura, con uno sguardo rivoto alla grande pittura veneziana e del Nord Europa. «Torino è il terzo polo di questo discorso, perché tra 600 e 700, e proprio grazie agli artisti, intreccia un rapporto stretto con Roma e Parigi, confrontandosi con il passato e con le dinamiche della produzione contemporanea», spiega ancora Dardanello. Il Barocco è il primo momento in cui la capitale sabauda elabora una proposta autonoma attraverso le arti visive: «Tutto ciò grazie soprattutto a Juvarra che, in ogni suo intervento su residenze reali e chiese, opera una selezione di artisti e opere in modo innovativo e originale, promuovendo i nuovi nomi della migliore produzione regionale». Ecco quindi la grande stagione torinese con De Mura, Solimena, Beaumont, Ladatte, Meissonnier Se il visitatore non troverà i grandi capolavori da manuale scolastico (sebbene non manchino le meraviglie di Chardin, Subleyras e Maratti), non potrà non rimanere a bocca aperta davanti alle enormi pale d'altare, agli arazzi, all'allegoria della Pittura, Scultura e Architettura di Pompeo Batoni (dalla Collezione Cerruti di Rivoli), alla Galleria immaginaria di vedute di Roma antica e moderna di Giovanni Paolo Pannini (dal Metropolitan di New York) fino al Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras (da Palazzo Barberini), che lascia letteralmente senza fiato.
Da oggi alla Reggia di Venaria, la prima mostra dopo-covid. Si riparte dal Barocco
La mostra "Sfida al Barocco" si apre al pubblico a Venaria Reale e rimarrà visibile sino al 20 settembre. La mostra raccoglie 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, arazzi e opere di oreficeria provenienti dalle maggiori istituzioni internazionali. La visita è regolata da misure di sicurezza, con 50 visitatori per volta e accesso scaglionato. La mostra propone un'interpretazione originale del Barocco, non seguendo i grandi nomi e le opere più note, ma trovando la sua forza nell'originalità del taglio e nell'allestimento. La mostra è anche una delle prime grandi mostre della riapertura dei musei post-Coronavirus.
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