OLTRE quell'esile barriera di filo spinato si cammina sui cocci. Ceramiche e resti di anfore puniche e greco italiche, accanto ategole e mattoni del Quattrocento. Frammenti di storia mandata in frantumi nel sonno della memoria. Un sacco di cemento mummificato segna il passaggio degli operai che hanno realizzato plinti e piattaforme per alzare un antenna, sostenere dei pali. Proprio qui, proprio ai piedi di una torre di 600 anni fa, utilizzata ancora fino al 1800. Proprio sulle pietre di un villaggio del terzo, quarto secoloavanti Cristo. Hanno scavato e piantato, brutalizzato e sfregiato una necropoli a ridosso dello sperone dove la roccia guarda il golfo di Sferracavallo. Non c'è solo la torre, o quel che rimane di quel fortino messo a vedetta sul mare, pronto a rilanciare i segnali di fuoco o di fumo che erano gli antesignani degli Sos. Più sotto, pochi metri in là i cocci si infittiscono. Affiorano frammenti di vasellame, si mischiano ai mattoni che i guardiani della torre sistemarono a difesa di una conca che era il forno per il pane e che resiste, forse unica testimonianza del genere in Sicilia. I cocci, gli uni e gli altri, segnano i capisaldi di una storia che inizia in età ellenistica. Tutta l'area alle spalle dell'hotel Bellevue era un villaggio ma anche un centro di stoccaggio delle merci che arrivavano al porto di Sferracavallo e da lì prendevano la via dei traffici verso l'entroterra. La terra non lesina tracce. Deve essere stato così anche quando tirarono su l'edificio della Forestale, deve essere stato così quando hanno scavato la cisterna e sistemato l'illuminazione. Deve essere accaduto anche durante il rimboschimento. Ne è convinta Italia Nostra che dopo un sopralluogo ha deciso di presentare il conto per un'area archeologica che poteva essere e non è. Dove forse hanno già scorrazzato indisturbati i tombaroli. Dove, forse, c'è ancora molto da trovare. Un esposto denuncia è partito dalla sezione palermitana dell'associazione ed è arrivato in Procura. Una copia è stata inviata all'Enel, per i pali, e all'Aziendaforeste per l'intera area, oltre che alla Soprintendenza. Come spiegano i responsabili dei tre enti destina-tari, «sono stati disposti degli accertamenti». I risultati arriveranno tra qualche giorno. Intanto quel che si può vedere a occhio nudo sono i vecchi pali di una linea in disuso piantati e sostenuti da camicie realizzate in cemento. Moderna, modernissima, c'è anche un'antenna per le radiocomunicazioni che sembra collegata da un cavo all'edificio della Forestale. Più sotto, di fianco all'ingresso principale della struttura dell'Azienda c'è perfino una cabina della Rai. E oltre una scala, difesa da una robusta recinzione che copia il crinale, anche un ripetitore. Chi è stato qui giura di aver visto fino a poco tempo fa anche una serie di tralicci in acciaio lasciati sul terreno e gli isolatori in porcellana tirati giù dalle travi di castagno. Di questo non c'è più traccia. Rimane il cemento. Chi batte spesso questi luoghi per studio e per ricerca, ma anche per accompagnarvi scolaresche e turisti è Pippo Lo Cascio, un'autorità in fatto di torri. Una passione che ha nutrito una fitta bibliografia e alimentato un impegno da cultore di archeologia. Un anno dopo la morte di Giovanni Falcone organizzò una staffetta di fani, i segnali luminosi, dal luogo dell'eccidio fino a via Notarbartolo, utilizzando tutte le torri del litorale e quelle di Capo Gallo. Per quelle torri si batte chiedendone il restauro. Da un anno, dopo aver ricostruito la storia e la proprietà, pressa sulla Forestale perché restauri il dammuso del Gallo e il forno su Pizzo Sella. Schivando i cocci alle falde del Billiemi prova a ricacciare indietro l'amarezza: «Si potrebbe fare tanto per quest'area. Sarebbe anche una grande occasione turistica». Per ora è solo l'emblema di una rimozione vecchia di almeno un trentennio. L'esposto di Italia nostra parla però di «abusi anche recenti». Ipotizza che nell'area del villaggio si celi una necropoli. «Verificheremo», giurano adesso dall'Enel, dalla Soprintendenza, dall'Azienda foreste. Decisamente più innocue dell'uomo, intanto, pascolano le vacche. Il filo spinato evita che fuggano.