Il bicchiere lo vede «mezzo pieno» Marco Parri, direttore generale dell'Orchestra della Toscana. E per «bicchiere» intende quella parte del decreto rilancio un miliardo che riguarda la cultura. Il caso dell'Orchestra Regionale della Toscana, che ha casa al Teatro Verdi di Firenze, è a metà strada tra l'allarme di tanti enti culturali e le speranze per la Fase 3. «A metà giugno speriamo di ripartire con i concerti nelle Ville medicee», premette. Poi però pensa all'autunno, e quindi al Verdi, e vede che con 1.500 posti disponibili «anche facendo sedere solo 200 persone, sarà un miracolo rispettare il distanziamento». Non solo: dovrà ristrutturare i bagni «per creare divisori più consistenti» e «occupare parte del palco per avere camerini a norma», cosa che comporterà «trasformare il primo settore della platea in posto per l'orchestra». Con conseguente diminuzione dello spazio per il pubblico. Il fondo di 210 milioni per il rilancio delle imprese culturali Parri vorrebbe fosse investito in gran parte nella promozione al pubblico: «Calo dei prezzi del biglietto, sconti per i giovani, e soprattutto sul territorio fuori dalle grandi città». Su questo «la Regione ci ha promesso che si farà portatore della richiesta con l'Anci». Mentre l'estensione dell'Art bonus non più solo a chi produce, ma anche a chi distribuisce soltanto, è l'elemento meno efficace del pacchetto di norme perché «per un'azienda è ancora più conveniente sponsorizzare direttamente un teatro che usare l'Art bonus: nel primo caso detrae tutto nell'anno in corso, nel secondo il 65 in più anni». Le note più liete vengono dalla conferma del Fus per le stesse cifre del 2019, dalla deroga su 9 settimane invece che su 5 della cassa integrazione che «salverà molti festival». La stessa orchestra regionale «potrà rimanere in cassa integrazione fino a fine 2020» anche se spera di non averne bisogno. E poi anche dal «sostegno fino a 100 mila euro per l'acquisto di strumenti anti contagio», non solo guanti e mascherine «ma anche le eventuali barriere in plexiglas o il tessuto non tessuto per i distanziamenti». E infine dal sostegno alla liquidità: «Abbiamo un mutuo sul teatro, ma vale anche per chi ha scadenze ravvicinate per i finanziamenti bancari: ora possiamo pretendere il posticipo delle scadenze». Cosa che fino a ieri non era possibile per enti no profit come Ort, Pergola e Maggio. Ma il decreto ha anche lati critici: «La mancanza di certezza sui tempi di ripartenza e la mancanza di un protocollo sanitario» ha portato le varie orchestre italiane a scrivere loro stesse «il nostro protocollo» che proporranno al governo. Senza questi elementi, sostiene Parri, «non si sa né quando né come ricominciare a lavorare». E infine i tempi di definizione e di attuazione di queste norme sono ancora un punto interrogativo, «a iniziare dal promesso anticipo dell'80 del finanziamento ricevuto nel 2019 : quando verrà liquidato?».