Si attende dal ministro Dario Franceschini un piano per sostenere la cultura nei suoi vari aspetti. La necessità di un coordinamento, se non una vera e propria «cabina di regia» è già stata evidenziata dalla presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno Cristina Acidini nel suo intervento del 18 aprile scorso sul Cor riere fiorentino . Come scrive Acidini, «anche se gli accessi saranno sottoposti al contingentamento e al distanziamento sociale, alla sanificazione e via elencando, colossi come Uffizi-Pitti-Boboli, la Galleria dell'Accademia, il Museo dell'Opera del Duomo o Santa Croce dispongono di ampi spazi e di attrattive planetarie e dunque potranno contare su numeri importanti di visitatori, specialmente se ci sarà una ripresa del turismo interno ed estero Molti altri musei, medi o piccoli, o semplicemente meno visitati nonostante i tesori d'arte, di storia e di cultura che espongono, potranno invece far fatica a recuperare la loro quota di gradimento». Nei grandi musei non potrà accedere la stessa quantità di persone pre Covid-19 a causa del distanziamento sociale; si attueranno adeguati sistemi di prenotazione e allungamento degli orari d'apertura per calibrare i numeri di accesso. Ma come dirottare parte del turismo che non avrà accesso nei grandi musei verso quei «musei minori che minori non sono» al fine di non perderlo (visto che è una risorsa per la città) ? Non penso che, inizialmente, sia sufficiente un richiamo all'adeguata promozione per far diventare questi musei «minori che minori non sono» un'alternativa di qualità: serve una sorta di start-up che faccia effetto sull'opinione pubblica. Per rompere attraverso il sistema della comunicazione questa considerazione di «musei minori» credo si debba intervenire attraverso attrattive di richiamo di due generi: decentramento di opere di primaria importanza (capolavori, non materiale da deposito) e arte contemporanea di qualità in queste sedi. La start-up che credo possa meglio funzionare, per un periodo di tempo limitato durante questa «guerra» (così la si è chiamata) del Covid-19, credo sia il decentramento di alcuni capolavori (di Uffizi, Pitti ecc.) negli altri musei cittadini. Se noi facciamo trovare un Raffaello non agli Uffizi ma altrove, lo sprawl dei turisti verso questi musei non visitati sarà più facile, la comunicazione per agenzie e tour operator elementare. Se volete gli Uffizi non vedrete quel Raffaello, ma se venite in questo museo «minore che minore non è» vedrete il Raffaello che era agli Uffizi. Analogamente, la comunicazione funzionerà se noi proporremo all'interno di questo museo delle soluzioni realmente attrattive anche in termini di incontro con l'arte contemporanea di qualità o con nuove soluzioni di fruizione da pensare, anche con qualche rischio seppur momentaneo delle opere. L'opera d'arte, in quanto opera materiale, è soggetta ai rischi della vita, ma deve stare nella Lebeswelt, nel mondo della vita. L'alternativa è che si configuri una gigantesca macchina virtuale di fruizione sottraendo i capolavori alla comunione fisica con il visitatore. Credo che di questi spostamenti, prestiti, nuove dislocazioni, fruizioni alternative (molto più specifiche per singoli e gruppi), oltreché della ovvia estensione degli orari anche in fase serale e notturna e della prenotazione, si dovrebbe occupare una «cabina di regia» e queste soluzioni di facile attrazione consentirebbero il funzionamento di un turismo più diffuso e responsabile .