Il documento firmato da 18 realtà non statali: via l'Iva per ripartire Non di soli Uffizi vive la cultura. Lo sanno bene i responsabili dei cosiddetti «musei minori», che in Toscana hanno una diffusione molto capillare, e che nella prospettiva della riapertura del 18 maggio chiedono al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini di non essere dimenticati. O almeno di essere esentati dall'Iva. L'appello arriva da 18 tra musei e sistemi museali, capitanati da Alessandro Ricceri della Fondazione Musei Senesi e Irene Lauretti del Sistema Musei di Maremma, che ricordano al ministero come «i nostri musei spesso etichettati come minori, rappresentano soprattutto in Toscana un tessuto straordinario per la diffusione e la difesa della cultura nei territori». Dei 553 musei toscani, 497 non dipendono dallo Stato ma dai Comuni (221 in tutto), dalle diocesi (54 luoghi d'arte) e dalle università. E insieme contano 16 milioni di visitatori l'anno contro i 6 milioni dei musei statali, dando lavoro a 5.300 persone contro i 1.794 del ministero. Tra provincia di Siena e territorio maremmano si contano oltre 100 musei e insieme alle altre 20 realtà aggregate della regione compongono «una rete e una leva economica anche per quel turismo lento che potrà, seppure in misura ridotta, riattivarsi almeno su base nazionale nei prossimi mesi». Prendendo ad esempio Siena si nota racconta il direttore scientifico della Fondazione musei senesi Elisa Bruttini come «ospitiamo mediamente 750 mila visitatori all'anno, con la punta massima a San Gimignano che da sola con tre musei conta 180 mila visitatori». Solo il Duomo di Siena, che però è della Diocesi, arriva a 2 milioni. «La maggioranza dei nostri musei si attesta in quella fascia che va tra 5 mila e 15 mila visitatori all'anno». I numeri dicono molto ma non tutto. A queste cifre manca l'anima, la «personalità» peculiare di questo micromondo fatto di tantissimi attori della cultura: «Il problema di sostanza, e il valore aggiunto di servizio che queste realtà offrono spiega ancora Bruttini è il legame con le comunità locali e il presidio culturale e di ricerca e inclusione sociale che questi piccoli musei rappresentano». Un valore che, specificano i firmatari della lettera, «si concentra sulla relazione con il pubblico piuttosto che non sul numero di biglietti venduti, lavorando a fianco di archivi e biblioteche in logica interdisciplinare, portando avanti percorsi di ricerca con le Università e le Soprintendenze». Ecco il motivo dell'appello con cui i due presidenti chiedono al ministro di valorizzare e promuovere queste realtà come «patrimonio del paese» in vista della ripartenza delle attività e delle mostre. Anche per salvaguardare le professionalità mantenendo gli attuali livelli occupazionali. Un'altra richiesta riguarda la possibilità, da parte del ministero, di provvedere ad estendere l'esenzione dell'Iva per tutti i servizi legati al funzionamento dei musei locali e non solo per le sole visite guidate e le attività didattiche come è attualmente. Tra i musei che hanno sottoscritto l'appello c'è l'Associazione Musei Archeologici della Toscana, quelli della Montagna Pistoiese, le Case della Memoria, la rete pratese e quella dell'area di Cortona (Ar), l'Istituto Fiorentino di Preistoria e quello di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, i musei del Chianti e del Valdarno, del Mugello e della Montagna fiorentina, le reti di Montelupo, Montespertoli, Massa Carrara, Valdarno Superiore e Volterra.