Da Fontana di Trevi a piazza San Pietro: la domenica deserta della città in quarantena «Non ho mai visto l'acqua del mare davanti a Ostia così pulita. Sono tornati perfino i delfini. E senza smog l'orizzonte è un'altra cosa. I colori sono decisamente più vividi. Potrebbe essere un messaggio di speranza, ci eravamo spinti troppo avanti: solo quando l'hai persa, capisci quanta bellezza c'era e non te ne accorgevi». Da un elicottero immerso nel cielo azzurro della Capitale cambia la prospettiva su una città - e che città - deserta da otto settimane. Lo sa bene Matteo Colasanti, commissario capo della polizia di Stato e vice comandante del I Reparto volo. Il «Poli 18» volteggia su Pratica di Mare e abbassa il muso deciso verso la Cristoforo Colombo e l'Eur. Strade deserte nella penultima settimana di aprile. Poche macchine, nessun pedone. A parte l'1,75 di furbetti, i romani rispettano le ordinanze anti-Covid. Si vede nei giorni feriali, con alcune categorie al lavoro, ma la conferma arriva di domenica. E così dall'Aw 139 della polizia uno degli otto velivoli di stanza a Pratica di Mare ci si ritrova di mattina su una Roma irriconoscibile solo fino a febbraio scorso. Meravigliosa, come sempre, forse anche più magica del solito. Ma vuota. Una cartolina splendida e malinconica che scorre sotto i pattini dell'elicottero dove il flier (la super telecamera ad alta tecnologia) riprende tutto nei minimi dettagli, anche a quattro chilometri di distanza. Piazza Navona e poi il Pantheon, Fontana di Trevi, il Campidoglio, l'Altare della Patria e il Colosseo compaiono sul monitor di bordo ancora prima di passarci sopra. Anche lì non c'è anima viva, niente turisti in fila, come se la città stesse ancora dormendo. Invece sono le 11 passate. La verità è che è in quarantena, si sta solo difendendo. In centro e in periferia, fino a Corviale. Anche se nessuno se l'aspettava. Qui e a Castel Sant'Angelo, come in via della Conciliazione, le persone si contano sulle dita di una mano. Il Papa è in visita a Borgo Pio, ma la gente si limita a seguirlo dalle finestre e dai balconi. Sui lungotevere di solito trafficati non c'è l'ombra di un veicolo. Allo zenit del Gianicolo - uno slargo incomparabile che si fatica a immaginare silenzioso - i piloti (gli ispettori superiori Domenico Preziosi e Marco Sollevanti, con gli specialisti di bordo, i vice ispettori Carlo Taschini e Walter Barbati) virano verso l'Aurelia, raggiungono il Raccordo anulare (anch'esso con le corsie senza vita) e puntano a Ostia. Due posti di controllo della Questura - e carabinieri - all'obelisco di piazzale Marconi e al Pontile ricordano sempre che ora e ancora a lungo non è permesso muoversi per Roma senza un valido motivo. «Ma per dovere civico, magari anche per paura, di gente ce n'è molto poca afferma Colasanti -, e il nostro compito all'improvviso è cambiato: da gestione delle folle (manifestazioni e stadio) a gestione del vuoto, mai lo avremmo immaginato». In volo fino a quattro volte al giorno, pronti a decollare in cinque minuti, gli uomini del I Reparto hanno assistito al repentino spegnimento della Capitale. A testimoniarlo le immagini inviate in tempo reale nella sala operativa a San Vitale. «Ma è bene ricordare che i cittadini non sono i nemici da colpire», assicura il vice questore Marco Sangiovanni, dirigente del Reparto volanti. Tantomeno da un elicottero.