Lihanno ritrovati in un cantiere abusivo abbandonato, a meno di cento metri dal perimetro degli Scavi. Erano già imballati, pronti forse per essere spediti all'estero, i due splendidi affreschi rubati da incauti ladri dalla Casa dei Casti Amanti, nella notte fra venerdì e sabato della scorsa settimana, poche ore dopo l'anteprima di gala della passeggiata nella Pompei «by night». Li hanno ritrovati, in pessime condizioni perchè sfregiati, ma comunque recuperabili, i carabinieri delle strutture locali, dopo aver seguito una serie di preziose «indicazioni» provenienti da fonti che il colonnello Gino Micale (comandante del reparto territoriale di Pomigliano) nel corso di una conferenza stampa ha definito «sensori dell'Arma sul territorio». Ladri incauti, quanto meno. Manovali improvvisati, al soldo di tombaroli professionali, certamente legati al traffico internazionale delle opere d'arte. Balordi che potrebbero aver agito convinti di compiere il colpo del secolo. Ladri di polli, insomma, che si presentano «al lavoro», ben nascosti in quel locale antico ancora in corso di restauro, portando con sè qualche birra e un cartoccio di pizze, piuttosto che bisturi di perfezione, telai, vernici speciali e tele impastate di cera per non rovinare i preziosi affreschi pompeiani ed evitare lo scempio che ha fatto piangere studiosi e appassionati, dopo la scoperta di domenica mattina. Eppure insistono, gli investigatori, sulla tesi del furto su commissione e non escludono la possibilità di ricorrere all'esame del Dna sui frammenti di cibo trovati insieme con i due preziosi reperti, per risalire eventualmente ai dati di qualche pregiudicato ladro di opere d'arte. Per il momento nessun fermato, anche se c'è ottimismo sull'individuazione dei responsabili. «Seguiamo piste che dovrebbero portarci, nelle prossime ore, sulle tracce dell'intera banda di tombaroli», ha spiegato il colonnello Micale. Non c'è dubbio che il clamore suscitato dal furto, poche ore dopo la riapertura delle passeggiate «by night», ha fornito una mano ai carabinieri, che hanno bruciato la terra intorno alla gang, prima della spedizione dei due meravigliosi affreschi all'estero. Ma c'è un'altra convinzione, non confermata dagli inquirenti: che cioè i ladri siano stati costretti a disfarsi dei reperti (di eccezionale valore) per allentare la pressione delle indagini e non compromettere, in tal modo, l'ordinaria attività di saccheggio, che procede purtroppo senza troppi ostacoli a Pompei e in cento altri siti della Campania. Realistica, ma per nulla rassicurante la considerazione del Soprintendente Pier Giovanni Guzzo, secondo il quale «negli Scavi si verificherebbero azioni delittuose in parallelo con la riorganizzazione del servizio di vigilanza». Il ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, ha disposto un'indagine interna per accertare eventuali responsabilità sul mancato funzionamento dei sistemi di controllo nell'area archeologica.