Non più comitati di consulenza, commissioni di studio, collegi di esperti, oggi questi organismi hanno nome unificato, si chiamano «task-force». Termine di lingua inglese, reso popolare dal glossario bellico americano. E in guerra siamo, anche se il nemico è invisibile, a meno che non s'infili uno stecco in gola alla gente e si metta il ricavato a bagno in una soluzione misteriosa. Da quando è cominciata l'emergenza Covid 19 alla prima task-force di Borrelli ( Protezione civile Comitato tecnico-scientifico ) se ne sono aggiunte altre sedici, contando solo quelle a nomina governativa, perché con le regionali nel conto, il totale salirebbe ancora. Le compongono 184 esperti. Abbondiamo, direbbe Totò! La più recente ha il compito di pianificare la fase due dell'epidemia che con un po' di ottimismo comincia a intravedersi in fondo al tunnel. Terminato il lockdown, sarà la Task-force n 17 a dettarne tempi e priorità. Ne è a capo un manager di esperienza internazionale, Vittorio Colao già guida della Vodafone ed è formata da 17 persone: tre top manager, tre economisti, due sociologi, una psicologa, uno psichiatra, un fisico esperto di innovazione, un giuslavorista, un avvocato, un commercialista e un specialista di disabilità. Non si colgono tra i componenti esperienze relative a due comparti fondamentali, Arte e cultura e Turismo, né alcuno di essi proviene dal Mezzogiorno. Sulla seconda delle materie assenti, si sa come essa rappresenti l'industria portante del nostro Golfo e dell'intera Campania, e quante nefaste conseguenze incombono su coloro che vi lavorano, o comunque vi traggono indirettamente sostegno. E come il meccanismo interrotto ormai rivolto al mondo globalizzato sia materia d'alta specializzazione e quanta competenza formatasi dalle nostra parti ci sarebbe da coinvolgere per il suo rilancio e si è invece lasciata a casa. Intorno alla prima, un'ampia disanima è apparsa ieri sul Corriere a pagina 40 a firma di Paola Dubini e Valentina Montalto che arriva sino ad indicare la metodologia di applicazione dei canali di finanziamento disponibili in Europa. Problema nel problema è poi lo spettacolo dal vivo e non soltanto per il disagio economico di quanti vi operano, ma per la misura della sua funzione sociale. Vi fa da capofila la Musica per il suo linguaggio senza confini che affratella la comunità sia che ascolti al San Carlo un'opera di Puccini o una sinfonia di Beethoven, che un concerto Rock in Piazza del Plebiscito. Una fase due non può prescindere dalla rimodulazione di un capitale di civiltà e di cultura che Napoli, città musicale per eccellenza e l'Italia non devono assolutamente trascurare e i cui frutti si avvertono in modo particolare nei momenti difficili. Se questa contro il Coronavirus è una guerra, sarà bene che una volta vinta la task- force competente si ricordi che appena terminato il secondo conflitto mondiale, Berlino e Milano, praticamente rase al suolo, ricostruirono due edifici prima di ogni altro: La Philarmonie l'una e La Scala l'altra, perché la Musica aiutasse da subito la rinascita delle coscienze. E Londra, che aveva la sua Royal Opera House dalle mura intatte, ma decimata dei suoi artisti e tecnici, fece arrivare dall'Italia l'intera troupe del nostro San Carlo, requisito dalle truppe inglesi, per riaprire alla musica e alla lirica la capitale sconvolta. E sia detto per inciso, fu una stagione intera di opere italiane.
Una task force per la cultura
La Task-force n. 17 è stata creata per pianificare la fase due dell'emergenza Covid-19. La formazione è composta da 17 persone, tra cui tre top manager, tre economisti, due sociologi, una psicologa, uno psichiatra, un fisico esperto di innovazione, un giuslavorista, un avvocato, un commercialista e un specialista di disabilità. La task-force è guidata da Vittorio Colao, un manager internazionale. La formazione non ha esperienze relative a due comparti fondamentali, Arte e cultura e Turismo, e nessuno dei componenti proviene dal Mezzogiorno.
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