Con la «staffetta della memoria» le piccole cose escono fuori dai cassetti e narrano la storia Dal personale al collettivo. Per celebrare i 75 anni dal giorno della Liberazione, a partire dal 25 aprile, il Museo diffuso della Resistenza di Torino organizza la Staffetta della memoria , un'iniziativa online che ha l'obiettivo di restituire spazi, momenti e testimonianze della vita partigiana vissute in prima persona o tramandate di generazione in generazione. I cittadini possono prendere parte a questo racconto collettivo mostrando agli altri oggetti risalenti alla Seconda guerra mondiale: lettere, taccuini, pagine consumate di diari, borracce, ritagli di giornale, ma anche capi di abbigliamento e strumenti di uso domestico. Il progetto si svolge in collaborazione con la Rete italiana di cultura popolare e Istoreto, l'istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società. «Si tratta di una pratica di public history, storia pubblica, che mette al centro le persone, i cittadini e la memoria che conservano di quel periodo storico», dice Roberto Mastroianni, presidente del museo che ha sede in corso Valdocco 4. «Avevamo già provato a fare qualcosa di simile nel 2017, con una mostra spettacolo in cui le persone ci hanno portato ciò che conservavano di quel tempo, caratteri tipografici della stampa clandestina, coperte fatte con materiali di recupero». Tra i reperti da custodire nella memoria collettiva c'erano anche un'uniforme, una maschera antigas, un barattolo di vetro contenente una razione di latte in polvere «da conservare in luogo fresco e asciutto» secondo le indicazioni, donata dall'esercito statunitense e un portasigarette speciale, quello che salvò Bruno Segre dagli spari della Guardia nazionale repubblicana nel 1944 ma che, per usare le sue stesse parole, «non mi impedì di finire nella caserma carcere di via Asti». Si tratta di pezzi di cronache personali, talvolta anche piccoli, che servono però a comprendere meglio la vita di quegli anni. Dal 25 aprile all'8 settembre, due date simboliche per la nostra repubblica, sui canali social del Museo (oltre che sul sito web www.museodiffusotorino.it, su Instagram alla pagina museodiffuso, su Facebook e YouTube cercando MuseoDiffusodellaResistenza), sarà possibile visitare virtualmente una grande esposizione partecipata che manderà in onda i video di tutte le persone che decideranno di aderire a questo progetto. Chi vuole partecipare alla costruzione e alla curatela della mostra deve inviare all'indirizzo e mail infomuseodiffusotorino.it un filmato che duri al massimo tre minuti e che racconti il proprio oggetto e la funzione che aveva, oltre a un' introduzione storica che aiuti a contestualizzarlo meglio (il video deve essere spedito attraverso wetransfer, tutte le informazioni sono consultabili sul sito, insieme alla liberatoria da firmare e da allegare alla email). «Il risultato sarà una mostra aperta, scritta, curata e costruita insieme a tutti i cittadini», continua Mastroianni. Lessico familiare, custodito nei cassetti delle proprie case, che si trasforma in storia cittadina e del nostro Paese, cronaca privata che diventa narrazione pubblica. La raccolta dei video termina il 31 luglio 2020, fino a quel momento ognuno potrà mandare il proprio contributo. Il museo a porte chiuse in realtà, grazie alla Rete e alle infinite connessioni che permette, è più aperto e condiviso che mai e dà a tutti la possibilità di far sentire la propria parola, di raccontarla agli altri. Anche se virtualmente, perché con uno schermo si riescono a raggiungere più persone. A futura memoria, per continuare a non dimenticare ciò che è accaduto, anche e soprattutto a settantacinque anni di distanza. «Si tratta di un anniversario importante, per cui avevamo in programma molte iniziative che sono soltanto rimandate e speriamo di far partire subito dopo l'estate». Tra i progetti in sospeso, c'è l'inaugurazione di una grande mostra fotografica dedicata alle immagini di Felix De' Cavero, uno dei pochi fotografi e reporter partigiani, membro della quattordicesima brigata garibaldina e ideatore, nell'immediato dopoguerra, della prima esposizione della Resistenza a Torino, la «Mostra artistica documentaria partigiana», in una galleria di via Roma. Sono passati più di settant'anni da allora, è tempo di mostrarle di nuovo, per raccontare ai più giovani cos' è stato il 25 aprile.