Moderna e contemporanea lo è fin dalla sua denominazione. Dunque puntare su una riflessione che privilegi la nozione di «tempo» tema princeps del pensiero coevo è apparsa una scelta connaturata per la Galleria nazionale di Valle Giulia, che in questi giorni di forzata chiusura ha ampliato, come altri musei, la sua comunicazione attraverso i canali online e social. Proprio quel «tempo» non lineare, complesso, straniante protagonista dell'attuale allestimento delle collezioni (titolo «Time is out of joint») e che tanto più in queste ore si è offerto come tema per ulteriori spunti e ragionamenti. A partire dalle parole della direttrice del museo, Cristiana Collu, che in un video all'attenzione dei visitatori «virtuali» ricorda come «Il tempo della sospensione» sia «anche l'epochè, la sospensione dal giudizio». «Ed è forse questa spiega ancora Collu la condizione in cui ci troviamo, nell'impossibilità di comprendere il nostro presente. Abbiamo bisogno quindi di una distanza che ancora una volta la scansione del tempo probabilmente ci restituirà e ci renderà capaci di avere una visione più precisa. Ma l'epochè è anche l'inizio di un nuovo tempo; un tempo dove delle cose finiscono e delle altre iniziano. Ed è questa secondo me la prospettiva più interessante dalla quale dobbiamo vedere quello che ci aspetta, quindi senz'altro "andrà tutto bene", ma quando sarà andato tutto bene noi avremmo già dovuto preparare il nuovo tempo». E un tempo anticipatore (...si dice sempre che i grandi artisti siano talvolta profetici) è quello protagonista nelle opere di Giorgio De Chirico (1888-1978), il pictor optimus padre della Metafisica, scelto dalla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea come fulcro delle sue attività in tempi di Covid, per la fascinazione (e l'incantesimo) di quei suoi quadri che appaiono, oggi, quasi oracolistici: città vuote, paesaggi urbani epifanici, spazi, assai più mentali che «fisici», in cui il futuro si inserisce nel presente della tela, quasi una memoria capovolta... De Chirico e le sue Piazze d'Italia divengono così oggetto di un blog a più voci con contributi di vario genere, dagli estratti di un recente studio di Fabio Benzi (Giorgio de Chirico. La Vita e l'Opera, La nave di Teseo), al dotto saggio di Andrea Cortellessa in cui si evidenziano in particolare le note ascendenze nicciane nell'opera dell'artista, di cui si cita anche il poco noto testo poetico dal titolo premonitore quanti altri mai L'ora inquietante:«Tutte le case sono vuote risucchiate dal cielo aspiratore. Tutte le piazze deserte. Tutti i piedistalli vedovi. Le statue emigrate in lunghe carovane di pietra verso porti lontani».