Il più famoso, almeno a Roma, e' Sebastiano Intili, forse più noto come il tuffatore di piazza Navona. Il suo nome balzò sulle prime pagine dei giornali in un afoso 19 agosto del 1997. Lui ed altri suoi due amici si arrampicarono sulla fontana dei «4 fiumi» e si tuffarono nell'acqua. Il tuffo di Intili causò la rottura della coda di uno dei mostri marini scolpiti da Bernini. Condannato a soli 3 mesi con la condizionale Intili pensò bene di ripetersi un mese dopo. Stavolta voleva addirittura le scuse da parte della stampa e delle gente che lo aveva tacciato di essere un vandalo. Se in questo caso si ebbero un volto e un colpevole, in occasione del primo danneggiamento dei busti del Pincio, avvenuti nell'agosto del 2001, non si sa ancora chi possa aver fatto un simile gesto. A essere colpite furono le statue raffiguranti il conte Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Giusti. Di notte i vandali avevano fatto un blitz sulla passeggiata di viale del Belvedere distruggendo le teste dei mezzibusti e scaraventandoli poi a terra. Non contenti i vandali erano tornati in azione ad aprile 2004. In quella occasione era toccato ai busti di Giacomo Leopardi, Paolo Veronese, Baldassarre Peruzzi e Giacomo Barozzi da Vignola, tutti allineati lungo viale Valadier. I sassi e i bastoni usati vennero trovati ai piedi delle statue. Tornando al 1997, l'annus horribilis per i monumenti e le opere d'arte romane, toccò a tre quadri di Henri Matisse, esposti ai Musei Capitolini. «La Giapponese», il «Pianista e giocatori di dama» e «Zorah in piedi» vennero bucati con un oggetto a punta, forse una matita scagliata da qualche studente in gita scolastica. Prima di arrivare al danneggiamento della Navicella, nel maggio scorso un ultimo incredibile «sacrilegio» è stato registrato contro il crocifisso esposto nell'edicola votiva di via Angelo Emo, nella parrocchia romana di Santa Maria delle Grazie al quartiere Trionfale, trovato rotto in più punti. Per chiudere è forse bene ricordare che a Roma e ai romani le riparazioni dei danni causati da vandali costano oltre 680mila euro l'anno.