Non esistono soltanto i militari italiani sul territorio iracheno. Nel Paese che sta tentando, grazie ai numerosi aiuti internazionali, di riemergere dal tragico dopoguerra, c'è anche un gran numero di nostri connazionale che lavorano ogni giorno per permettere all'Iraq di ricostruire le strutture necessarie per il popolo: ospedali, musei e infrastrutture. Un impegno, quello italiano, che è stato spiegato ieri dal sottosegretario al ministero degli Esteri Alfredo Mantica, che ha infatti voluto sottolineare l'esistenza di un «secondo binario» in Iraq, quello civile, oltre al lavoro quotidiano delle forze armate. Quest'ultime, sostiene il numero due del dicastero, potranno tornare in Italia solo quando le autorità irachene saranno in grado di garantire la sicurezza del Paese. Un'iniziativa dunque, quella dell'Italia, che in termini economici si traduce in 155 milioni di euro stanziati per la ricostruzione del Paese: di questi, 94 concessi dalla Task force Iraq, dalla Direzione generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente e gli altri invece dalla Cooperazione allo sviluppo. Una realtà nella quale, in base a quanto dichiarato dal vice ministro, sono inseriti interventi che vanno a toccare vari settori, da quello sanitario, alla ricostruzione dell'amministrazione, da quello archeologico, fino ad arrivare alla ricostruzione del tessuto economico dell'Iraq. Un lavoro che è portato avanti non da italiani in divisa, ma in questi mesi da sessantasette esperti, che hanno il compito di collabo-rare alle attività di ricostituzione delle strutture istituzionali irachene. Attività che va avanti in tandem con l'attività della Croce Rossa Italiana. «La Cri è stata a lungo l'unica organizzazione umanitaria rimasta nel Paese, abbiamo chiesto all'Italia di rimanere ancora in Iraq, dove ci ha aiutato in tutto», ha dichiarato ieri l'ambasciatore iracheno a Roma Mohamed Al Amili, ribadendo la grande riconoscenza irachena al lavoro dell'Italia. I nostri connazionali hanno infatti già permesso il recupero del museo di Baghdad e la realizzazione di un «museo virtuale».
Archeologia e sanità gli impegni dell'Italia in Iraq
L'Italia ha un impegno significativo in Iraq, oltre al lavoro delle forze armate. Il sottosegretario al ministero degli Esteri Alfredo Mantica ha sottolineato l'esistenza di un secondo binario, quello civile, e ha spiegato che le forze armate potranno tornare in Italia solo quando l'Iraq sarà sicuro. L'Italia ha stanziato 155 milioni di euro per la ricostruzione del Paese, con 94 milioni provenienti dalla Task force Iraq e dalla Direzione generale per il Mediterraneo e il Medio Oriente, e gli altri 61 milioni dalla Cooperazione allo sviluppo. I fondi vanno a vari settori, come sanitario, amministrativo, archeologico e economico.
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