Stop a nuove licenze alimentari nel centro Unesco di Firenze per i prossimi tre anni. La norma, decisa da Palazzo Vecchio nel 2017 per mettere un freno al «mangificio», viene riproposta «rafforzata» dalla Regione. E c'è un vincolo maggiore per alcune strade, con una vocazione «propria»: piazza Santa Trìnita, piazza Antinori e piazza Frescobaldi. si aggiungono a Ponte Vecchio, via Tornabuoni, via Maggio, via dei Fossi e lungarno Corsini. Nessuna nuova licenza alimentare nel centro Unesco di Firenze per i prossimi tre anni. La norma, decisa dal Comune di Firenze nel 2017 per mettere un freno al «mangificio», per evitare di trasformare il centro storico in un unico ristorante diffuso, viene riproposta «rafforzata» dalla Regione, oltre che dalla soprintendenza, con un accordo firmato ieri. Può sembrare un paradosso, ora che l'area invasa dai turisti un tempo è vuota: ma è anche un modo per cristallizzare la situazione in attesa di affrontare altre sfide. Cioè la «ripartenza» di ristorazione e artigianato, ma anche e soprattutto il possibile «assalto dei grandi, contro i quali dobbiamo fare fronte» spiega l'assessore Federico Gianassi. In una situazione di crisi per tante realtà (con una su dieci, come raccontato ieri dal Corriere Fiorentino , che rischiano di non riaprire), il rischio è che arrivino multinazionali o grandi catene ad accaparrarsi le uniche licenze disponibili: quelle di imprenditori in crisi. La norma anti «mangificio» dei risultati li aveva ottenuti: in centro (attraverso poche scappatoie burocratiche, poi sanate) le attività sono passate dalle 1.158 del 2017 alle 1.193 attuali (nel 2012 erano 511). Le nuove aperture si sono concentrate fuori dal centro, 50 in più dal 2017 (ora sono 1.128) dopo anni di chiusure «fuori le mura». «Le prescrizioni all'interno dell'area Unesco commenta l'assessore regionale al Commercio Stefano Ciuoffo non hanno natura meramente commerciale ma anche urbanistica. In un centro storico come quello fiorentino, negozi e botteghe sono parte integrante di identità, decoro e valori trasmessi da strade, piazze e patrimonio artistico e culturale che custodiscono». Era questo il senso della norma del 2017, rinnovata però in una situazione opposta, con la stragrande maggioranza degli esercizi di ristorazione chiusi. «Pensavamo a riproporre la norma con sottozone, con blocchi alle licenze puntuali spiega Gianassi Ma si rischiava comunque la saturazione nelle zone dove avremmo dato la possibilità di avere nuove licenze». Ed è stata rinnovato il divieto perché «la norma scadeva a giugno, non potevano fare uno stop and go , riaprire e poi richiudere». Il vero tema adesso sarà «la ripartenza: visto lo sforzo che siamo chiamati a fare insiste Gianassi per definire nuovi obiettivi» tutelando «residenza e pure l'artigianato». E nel nuovo accordo c'è un vincolo maggiore per alcune strade, con una vocazione «propria». Oltre a quelle già previste, Ponte Vecchio, via Tornabuoni, via Maggio, via dei Fossi e lungarno Corsini arrivano anche le zone omogenee piazza Santa Trìnita, piazza Antinori e piazza Frescobaldi. Ma c'è il fronte diverso: ci sarà l'assalto dei grandi gruppi (McDonalds, Starbucks) alle imprese in crisi? «Per bloccarli avremo bisogno di strumenti nazionali. Ora dobbiamo "fare fronte" con categorie e istituzioni per evitare la caccia alle licenze, condividendo obiettivi e strumenti per ripartire insieme. La liquidità alle imprese per aiutarle a ripartire è il primo passo, la norma che tutela i negozi storici può essere uno strumento efficace». Ma sarà una lunga marcia.