Chissà se i due vandali che ieri hanno semidistrutto, pare con un colpo di mazza, la fontana della Navicella davanti alla chiesa di Santa Maria in Domnica al Celio hanno la minima idea di chi fosse Andrea Sansovino. Chissà se si rendono conto di aver danneggiato, in modo forse irreparabile, una scultura rinascimentale che rimandava a un'altra vecchia di duemila anni. Forse no, sta di fatto che la fontana della Navicella ha subito un'aggressione tanto più dolorosa perché del tutto insensata. La scultura della Navicella fu voluta da papa Leone X che ne affidò il compito al Sansovino, che probabilmente ne fece solo il disegno, che fu poi realizzato tra il 1518 e il 1519. La nave con la sua singolare prua a forma di muso di cinghiale (proprio quello è stato colpito) rimandava a una scultura romana, scoperta, si dice, dalle parti del Colosseo dove era acquartierato un distaccamento di marinai della flotta di Miseno, quelli che avevano il compito di manovrare il grande velarium , il telo che riparava dal sole gli spettatori del Colosseo. Era una navicella in marmo , probabile ex voto alla dea Iside per un salvataggio in mare. La scultura era in così cattive condizioni che papa Leone X decise di farne una copia, quella appunto disegnata dal Sansovino. Una navicella che nel 1931 fu trasformata in fontana. Ora, come è capitato alla fontana dei Fiumi di piazza Navona, a quella delle Api in via Veneto, come è capitato cento e cento volte ai busti del Pincio e del Gianicolo, la fontana è stata sfregiata. La prua a forma di muso di cinghiale della Navicella è stata staccata e portata via dai vandali. È un attentato, a pensarci bene, ancor più grave di quello di piazza Navona, lì fu un emarginato in vena di esibizionismo a danneggiare la fontana, ancora più grave dell'ennesimo vandalismo ai danni della fontana delle Api (che comunque sono una copia). Qui siamo di fronte a un atto deliberato e insieme inspiegabile. Non si tratta nemmeno del furto di un'opera d'arte, ma di volontà distruttiva pura e semplice, del viscido disegno di portarsi a casa un trofeo. Roma è una città unica al mondo ed è insieme il più grande museo all'aria aperta del pianeta. Non esiste nessuna città come Roma dove la cultura classica, quella cristiana, quella medievale, quella rinascimentale, quella moderna abbiano lasciato così tante e cospicue tracce. Un museo che è affidato per patto tacito all'attenzione, all'amore dei suoi abitanti e degli ospiti. Ma che succede quando questo amore, questa attenzione vengono meno? Quando i barbari non vengono da fuori ma si annidano tra gli abitanti stessi della città? Gente che non solo non sa, non può godere della bellezza trasmessaci dal passato, ma che contro questa bellezza cova un risentimento sordo perché inespresso, perché ingiustificato. Chissà, forse, a voler cercare delle responsabilità, bisogna risalire alla scuola che non sa trasmettere l'amore per il proprio patrimonio, ma forse siamo davanti a un'altra sindrome, quella dell'avversione per qualsiasi cosa sia diversa da sé. E la bellezza può essere offensiva per chi cova un animo stupido, grezzo, mai formato a quello che non sia il lasciarsi vivere. Siamo di fronte a un problema: sorvegliare tutta Roma è impossibile, creare copie di ogni opera d'arte ci pare altrettanto improbabile. D'altra parte non è solo questa epoca che registra fatti simili, il patrimonio artistico scompare perché chi ne deve fruire non è più in grado di capirlo, di apprezzarlo, di sentirlo suo. Così le statue classiche vennero fatte a pezzi per farne calcina, i monumenti devastati per recuperare il bronzo e il ferro. Interi quartieri sfigurati per speculazioni edilizie orrende. Malgrado questo Roma ha salvato migliaia e migliaia di opere d'arte, non è pensabile che ora ci tocchi vederle sfigurare da qualche demente.
A colpi di mazza contro la Navicella
I vandali hanno danneggiato la fontana della Navicella davanti alla chiesa di Santa Maria in Domnica al Celio a Roma. La fontana, scultura rinascimentale, fu voluta da papa Leone X e rappresenta una navicella con una prua a forma di muso di cinghiale. La scultura è stata danneggiata con un colpo di mazza, e la prua è stata staccata e portata via. La fontana è stata trasformata in una copia del 1931. L'attacco è considerato un atto deliberato e inspiegabile, e non si tratta solo di un furto, ma di una volontà distruttiva.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo