La cultura chiama. Il Paese risponde. E sembra rispondere anche bene a giudicare dai mille e più firmatari (in pochi giorni) dell'appello unfondoperlacultura (su change.org). È partita dalle pagine del «Corriere», con un articolo di Pierluigi Battista del 26 marzo, l'idea di un Fondo nazionale per la cultura. Il testimone è passato poi ad Andrea Carandini, presidente del Fai, che ha scritto: «La proposta di Battista è miele sulle ferite di chi opera in cultura». Il Fondo è «uno strumento d'investimento si legge in una nota di Federculture che ha raccolto le parole di Battista rilanciandole in forma di appello e raccolta di firme garantito dallo Stato, aperto al contributo di tutti i cittadini che vogliano sostenere il settore culturale nell'attuale fase di emergenza e crisi di liquidità, conseguente alla chiusura generalizzata cui musei, cinema, teatri, librerie sono costretti». Andrea Cancellato e Umberto Croppi, rispettivamente presidente e direttore di Federculture, sul «Corriere» hanno ricordato il ruolo fondamentale che ha la cultura «nella gestione sociale della crisi»; Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, ha sottolineato molto pragmaticamente la «necessità della cultura per progettare il futuro»; Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere, sempre dalle pagine del giornale ha invocato il Fondo «per ricementare l'idea di Europa», mentre Carlo Fuoters, sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma, ha ricordato che «la debolezza del sistema culturale nei confronti del sistema creditizio è purtroppo una certezza». Ci vuole uno sforzo in più.