ROVERETO. Il direttore del Mart Gianfranco Maraniello è «confinato» nella sua casa di Milano quasi da un mese: «Lavoro in smart working per fortuna. A Milano l'epidemia è partita prima e in un weekend in cui ero qui tutto il Paese è diventato zona rossa». Con lui la moglie di origini giapponesi: «I miei suoceri dovevano venire in Italia in questi giorni, perché qui hanno una casa. Ma per buon senso hanno deciso di non partire, cancellando il volo. In questo momento ci sono sia ragioni di opportunità per se stessi per non muoversi, ma anche di responsabilità nei confronti degli altri. Abbiamo visto cosa è successo con la fuga dal nord al sud degli universitari. Il motto restiamo a casa vale per noi ma anche per tutto il resto del mondo». Da Milano l'attività del Mart va avanti, pur con l'accesso chiuso per i visitatori. «Si svolgono riunioni in videoconferenza, come fanno tutti». Ma l'idea di «aprire» le porte del museo roveretano in forma virtuale non convince il direttore: «Ho visto che qualcuno lo sta facendo. Ci ho pensato ma non mi convince questa modalità di accesso. Perché diventa un surrogato dell'esperienza di un museo: un errore sottolinea perché l'arte non si può traslare in altri media. Per riempire il tempo in questi giorni si possono fare cose ben più strutturate che non una visita virtuale tra le immagini delle opere di una collezione. Cose anche più stimolanti osserva Maraniello perché vedere un'opera sullo schermo di un pc o di un telefonino non sostituisce l'incontro con l'opera che si vive in un museo. Se si è interessati all'arte si legga di arte, c'è un sacco di materiale». Ammette che però ci ha pensato: «Anche perché all'interno del mio team c'è chi ci tiene molto all'investimento sulle tecnologie, lo capisco. Ma quando lavoriamo sui social, con i media, non proponiamo l'esperienza dell'arte ma la sua mediazione verso l'esterno. È un'altra cosa». Ma la decisione di non mettere «online» il museo è dovuta anche «al rispetto per chi lavora»: «Molti dipendenti del Mart stanno lavorando da casa e non ho nessuna intenzione di stressarli ulteriormente in un periodo già difficile di per sé». Maraniello ribadisce che «per chi può permetterselo, per chi può lavorare a distanza e per chi non è impegnato nel cercare di risolvere questa epidemia, l'unica cosa da fare è rimanere a casa». Un consiglio che il direttore potrebbe estendere anche al presidente Vittorio Sgarbi che nei giorni scorsi ha contestato le ordinanze del governo che hanno di fatto chiuso il Paese: «Vittorio Sgarbi l'ho sentito dice sorridendo Maraniello e vi assicuro che è anche lui a casa sua».
Maraniello boccia il Mart virtuale. L'arte non si trasla
Il direttore del Mart Gianfranco Maraniello è confinato nella sua casa di Milano da quasi un mese. Lavora in smart working per fortuna. Il museo di Rovereto continua a funzionare, ma con l'accesso chiuso per i visitatori. Maraniello rifiuta l'idea di aprire le porte del museo in forma virtuale, considerandola un surrogato dell'esperienza di un museo. Crea contenuti strutturati per riempire il tempo, come leggere di arte. Afferma che il rispetto per i dipendenti che lavorano da casa è un'altra ragione per non mettere online il museo. Maraniello consiglia di rimanere a casa, anche al presidente Vittorio Sgarbi che ha contestato le ordinanze del governo.
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