Le celebri «passeggiate del direttore», attraverso le quali, una volta al mese, Christian Greco conduce 30 visitatori prenotati fra le stanze del Museo Egizio, da ieri sono diventate un format che va «in onda» su YouTube, con nuove puntate al giovedì e al sabato. Ieri la «serie» è partita con un approfondimento sulla nascita dell'amore di Torino per l'egittologia e il ruolo dei Savoia. È una iniziativa che si inserisce, in realtà, nel percorso da sempre promosso da Greco, che intende portare «il museo fuori dal museo». Prima ci sono stati gli eventi e le mostre itineranti, ora, a maggior ragione, anche i social network. «Il museo spiega è vicino al pubblico anche in questo modo». E aderisce alle campagne del Mibact, iorestoacasa e laculturacura. Direttore, i social per i musei sono diventati una risorsa imprescindibile. «Serve un rapporto diretto con tutti. In questo momento è difficile raggiungere le persone e ripetiamo con forza che bisogna stare a casa, ma anche che "la cultura cura". Il museo è una parte importante della vita della città e spero che tantissimi possano guardare questi video, sentendoci vicini. Credo però che, al contempo, non si esaurirà la voglia di vedere gli oggetti, gli artefatti sopravvissuti al tempo, questa è la forza dei musei. Tutti abbiamo visto varie rappresentazioni della Gioconda, ma comunque vogliamo rivederla di persona». Manterrete una programmazione online di questo tipo anche quando potrete riaprire? «Sì, stiamo facendo un percorso di revisione con tutti i dipartimenti per comprendere quali siano le parti digitali da implementare. In un futuro non troppo lontano vorremmo trovare un direttore digitale, perché è un'attività importantissima. Così come mettiamo attenzione in ogni didascalia serve la stessa cura nella comunicazione digitale. Sicuramente il museo digitale sarà una parte della programmazione e rimarrà tale anche passata l'emergenza». Ora qual è la situazione del Museo Egizio? «Viviamo un momento finanziario molto difficile, anche perché ci sosteniamo per il 61 con i biglietti, poi con mostre, eventi e bookshop, non abbiamo sussidi statali e la situazione è drammatica. Devo ringraziare la squadra del Museo Egizio, lotterò tantissimo perché venga mantenuta, perché è la forza del museo. La prima settimana abbiamo perso 500mila euro e perdiamo 34mila euro al giorno, abbiamo un bilancio di 12 milioni che ci consente di pagare stipendi, spese, restauri e ricerca. Se tutto questo viene azzerato significa che qualcun altro dovrà intervenire, perché da soli non ce la facciamo. Stiamo già pensando all'onda lunga del lockdown. Ho visto che ora, in Cina, i musei stanno timidamente riaprendo. A Shanghai si è riaperto in maniera contingentata, dobbiamo prepararci a quello scenario e capire che il nostro modello economico dovrà cambiare completamente, dovremo avere degli aiuti». Intanto state pensando anche ad altre iniziative? «I curatori sono molto attivi, la nostra squadra, soprattutto il gruppo di comunicazione, sta lavorando tantissimo per sviluppare contenuti e inventare nuovi format per raggiungere il pubblico. La didattica e i curatori continuano a erogare servizi per le università, che sono digitali. Stiamo tutti imparando una nuova dimensione e l'attività creativa e di ricerca del museo non sta diminuendo, anzi stanno tutti lavorando moltissimo da casa per essere pronti. È un segnale importante per far capire al pubblico che ci siamo, aspetteremo presto i nostri visitatori di nuovo in museo».