Il cuore dell'attività del Mibact continua a essere la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico ereditato dal passato. Una missione permanente, che racconta un pezzo della nostra identità e deve essere costantemente rilanciata nel rispetto del dettato costituzionale. Anche nelle stagioni più difficili di riduzione delle risorse, questo fronte è sempre stato presidiato grazie alla professionalità e alla dedizione del personale del Mibact, nelle sue articolazioni centrali e in quelle periferiche. Essere orgogliosi e consapevoli del nostro passato non significa rinunciare all'ambizione di produrre nuova arte, di promuovere i talenti e la creatività del nostro tempo e di alimentare la creatività, perché l'arte di oggi divenga il patrimonio di domani. Sarà questa una delle chiavi del nuovo mandato: accanto alla protezione e promozione del patrimonio, vi sarà un forte investimento sulla creatività, il digitale e il contemporaneo, su settori fino ad oggi trascurati dal Ministero, come le imprese culturali e creative, la fotografia, l'architettura, il design, la moda, l'arte digitale, il fumetto, la rigenerazione urbana. La nuova organizzazione del Mibact tiene insieme questa doppia prospettiva, oltre a riportare nel suo ambito naturale il turismo. Viene potenziata la rete della tutela, attraverso l'istituzione di dieci nuove Soprintendenze, a partire da quella Nazionale per il Patrimonio Subacqueo che avrà la sede a Taranto, con due sedi operative a Venezia e a Napoli. La Direzione generale per la Sicurezza del Patrimonio culturale, poi, presterà attenzione ai rischi, alle emergenze e alle ricostruzioni in caso di crisi, calamità naturali ed effetti del cambiamento climatico. Sempre con un'attenzione particolare alla tutela nasce la Direzione generale del Turismo, con il compito di curare i rapporti con le Regioni, attuare il Piano strategico nazionale, concorrere alla promozione turistica e vigilare sull'Enit e sugli altri enti operanti nel settore. Un comparto fondamentale che sta attraversando una fase di contrazione a causa dell'impatto del coronavirus su incoming, outgoing, business travel, gite scolastiche, eventi e congressi. Una volta superato questo momento critico, il percorso da riprendere sarà quello di una maggiore integrazione tra salvaguardia del patrimonio, valorizzazione culturale e promozione turistica: serve una maggiore sinergia tra la nuova Direzione generale e i settori di tutela e attività culturali, dal momento che sempre di più sarà necessario governare e indirizzare i grandi flussi turistici per decongestionare le città d'arte che sono luoghi da proteggere e che devono essere tenuti vivi e autentici. La tutela passa poi attraverso la modernità, capace di permettere una capillare conoscenza del patrimonio e una sua più efficace valorizzazione. In questo avrà un ruolo centrale il nuovo Istituto per la digitalizzazione del patrimonio, la Digital Library italiana, che avrà il compito di coordinare ogni iniziativa riguardante la digitalizzazione e i quattro istituti centrali con competenze di catalogazione e ricerca in materia di archivi, biblioteche, catalogo e beni sonori. Nell'era digitale è essenziale che il nostro Paese si sia finalmente dotato di un istituto capace di trattare, alla pari, con le grandi multinazionali e i giganti della rete sempre più interessati ad acquisire documenti, fotografie e archivi da digitalizzare anche per finalità commerciali. La riorganizzazione degli uffici del Mibact guarda al futuro anche attraverso la nuova Direzione generale Creatività Contemporanea. Ho detto più volte che quando Michelangelo ha scolpito la «Pietà» stava realizzando arte contemporanea, che Verdi componeva musica contemporanea. La politica e il Paese hanno avuto su questo tema un colpevole ritardo: l'arte è una realtà viva, dinamica, attraversata da energie e fermenti che meritano di essere incoraggiati e sostenuti. E il proscenio di questo percorso dovranno essere le periferie, che rappresentano la grande sfida dei prossimi decenni. Nel Novecento il grande tema è stato quello della salvaguardia dei centri storici. Si può fare sempre di più per migliorarne manutenzione e decoro, e in questa direzione va il bonus facciate, la norma che abbiamo inserito nella legge di bilancio che prevede un credito d'imposta del 90 per cento per chi restaura nel 2020. Mentre nei centri storici possiamo dire che la battaglia è stata vinta, per le periferie serve un salto di mentalità. Sembriamo rassegnati all'idea che i luoghi dove vive, sogna e lavora la stragrande maggioranza della popolazione siano irrimediabilmente destinati a non ospitare la bellezza. Si tratta di quartieri spesso cresciuti in maniera disordinata, dove non mancano vulnerabilità e marginalità. Ma sono anche di luoghi in cui è disseminata la grande architettura del secondo Novecento italiano che va tutelata e innovata con innesti contemporanei. In questo senso, le nostre periferie da snodi di esclusione e frammentazione sociale possono rivelarsi avamposti pulsanti di energia e inventiva. Renzo Piano ha utilizzato l'efficace immagine del «rammendo»: trasformiamo queste realtà urbane in un grande laboratorio per produrre imprese culturali, arte, architettura, benessere e coesione sociale. La dimensione internazionale, poi, avrà un suo peso decisivo. L'impegno profuso nell'istituzione della prima task force Unite4Heritage, le azioni per inserire la componente culturale nelle missioni Onu, i passi verso una gestione internazionale della tutela del patrimonio culturale mondiale in aree di crisi continueranno con forte determinazione. Dopo il primo G7 Cultura della storia a Firenze nel 2017 stiamo lavorando a un G20 Cultura nel 2021 a presidenza italiana, mentre già quest'anno si terrà a Napoli un incontro con i ministri della Cultura del Mediterraneo. La cultura deve essere un tema prioritario dell'agenda globale, e l'Italia ha molto da dire. Tutto questo, però, non potrà funzionare senza le adeguate professionalità: proseguirà l'impegno per nuovi, importanti concorsi, per portare giovani energie nel «Ministero più bello del mondo», come disse Barack Obama poco prima di visitare il Colosseo.