Le operazioni di soccorso, oltre che all'anfiteatro Flavio, in una stazione della metropolitana e in una piazza storica UN ATTACCO multiplo al cuore di Roma, che significa colpire l'Italia intera. Una prima esplosione al Colosseo, simbolo della città eterna, seguita nell'arco di pochi minuti da una seconda all'interno di una stazione metro (probabilmente Spagna) e, subito dopo, in una piazza storica affollata di turisti (Navona o Campo de' Fiori). Immediato scatta l'allarme. Almeno 200 vigili urbani transennano l'area dei Fori e si dispongono a presidio dei percorsi delle ambulanze che trasportano i feriti negli ospedali più vicini [Celio, San Giovanni, Policlinico); un esercito di volontari della protezione civile scavano tra le macerie insieme ai vigili del fuoco; polizia, carabinieri e guardia di finanza cominciano le indagini; a palazzo Valentini il prefetto Achille Serra impartisce disposizioni e coordinai soccorsi. È quanto accadrà entro la prima decade di ottobre, forse sabato 1, giorno pre-festivo e dunque più adatto a creare meno disagi ai cittadini (come vorrebbe il Campidoglio), oppure lunedì 3 (feriale ma con i negozi chiusi di mattina, come da indicazione del Viminale) : perfetta simulazione di un attentato terroristico nel centro della capitale, dopo Milano la seconda grande città dove è stata disposta una esercitazione con la quale misurare la risposta di tutte le forze in campo. Scandita per filo e per segno nelle linee-guida diramate il mese scorso da Pisanu, subito recepite dal piano di Difesa civile preparato dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Una catena di interventi che non ammette sbavature. Sarà la centrale operativa della questura ad avvertire dell'attentato e a far confluire gli uomini, a cascata, nei luoghi della strage. Il comando passa quindi al prefetto Serra, da quel momento capo supremo delle operazioni, compresa l'informazione da dare ai cittadini. Intanto, nella sala situazioni della protezione civile comunale vengono convocate le aziende pubbliche, dall'Atac all'Acea, per monitorare i servizi e studiare le contromosse più urgenti. A vigilare su tutto, l'unità di crisi del ministero dell'Interno. Le varie ipotesi sulle date e i luoghi più idonei per l'esercitazione sono state discusse ieri pomeriggio in prefettura nel corso di una riunione (che doveva restare riservata) con il sindaco Veltroni, il presidente della Provincia Gasbarra, il pm antiterrorismo Saviotti, il questore Fulvi e i - comandanti di carabinieri (Amato), guardia di finanza (Zafarana) e vigili del fuoco (Parisi). Giorni e ob-biettivi che potrebbero anche variare all'ultimo istante, in ossequio alla caratteristica principale delle incursioni di matrice islamica: l'imprevedibilità. A essere preso in esame, solo l'attacco convenzionale (non quello chimico) : il kamikaze che si fa esplodere tra la folla e la valigetta abbandonata nella metro o vicino a un monumento. Multiplo e su due livelli, in superficie e sotterraneo, proprio come a Londra. Con un bilancio "virtuale" di decine di morti e centinaia di feriti. Sulla scia di quanto accadrà a Milano il 23 settembre: dove, ad assistere, ci sarà anche il prefetto Serra.