L'ultima uscita di Vittorio Sgarbi è di particolare gravità perché si pone frontalmente contro le disposizioni messe in campo per affrontare il virus, indifferente al carico della sofferenza e delle rinunce che la situazione impone. Per questo hanno fatto bene coloro che ne hanno chiesto le dimissioni. Ma non è l'unica iniziativa discutibile di Sgarbi. Cercando di decifrare le molteplici dichiarazioni dell'attempato Gian Burrasca si deducono alcune cose. La prima è che egli si comporta da padrone di un istituto culturale pubblico. Il prossimo direttore dovrà essere dice un amministrativo, il comitato scientifico dovrà essere composto da persone rigorosamente lontane dal mondo dell'arte, e il CdA muto e sempre più flebile. Così da padrone annuncia cose mirabolanti e inesistenti. La «grande» mostra di Caravaggio, di cui pare di capire che ci sarà un quadro di Caravaggio e improbabili accostamenti con cose presenti al Mart. La mostra Chagall annunciata ma che forse non si farà perché costosa. La mostra Klimt, a quanto pare di capire, dovrebbe consistere in due quadri, uno che dovrebbe arrivare da Venezia (Gabriella Belli), l'altro da Roma (Cristiana Collu). Sgarbi ha dichiarato che le sue mostre non sono a «pacchetto», dovrebbe dirci allora chi ci sta lavorando, chi sono i curatori, qual è il comitato scientifico che se ne fa carico. Nulla di tutto questi ci è stato detto. Ancora una cosa per quanto riguarda la sua attività di presidente-direttore del Mart, che egli vanta continuamente. Le sue medaglie sono la mostra turistica su Isadora Duncan e la mostra di Tullio Garbari, raffazzonata più per occupare uno spazio che per far conoscere l'artista. Un'ultima preoccupazione per così dire istituzionale. Mi chiedo se Franco Panizza si sia dimenticato di esser stato un senatore della Repubblica ora che è stato promosso a «segretario geografo» del presidente. Un giorno ci spiegherà quali lande inesplorate trentine ha cartografato per Sgarbi. Mi chiedo anche se il governatore Maurizio Fugatti e l'assessore Mirko Bisesti si rendono conto di come Sgarbi, in ogni occasione, dopo aver umiliato il direttore del Mart, li abbia trasformati in una imbarazzata coppia comica. Del tipo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. A questo punto si tratta né più né meno di pubblica decenza.