S.O.S. per l'Archivio di Stato di Firenze. E non si tratta di un titolo giornalistico ad effetto. Il segnale di allarme lo lanciano, in un documento inviato al ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani, gli istituti archivistici e le competenti soprintendenze italiane: grazie alla Finanziaria i tagli dei finanziamenti ordinari oscillano tra il 40 e il 60 e porteranno entro pochi mesi alla totale paralisi di tutte le attività istituzionali, ivi compresa l'erogazione dei servizi al pubblico, afferma la nota. Rosea, come prospettiva. Per l'istituto in viale Giovine Italia i tempi di sopravvivenza si fanno strettissimi: «giugno», prevede la direttrice Rosaria Manno Tolu. Parlando di cultura uno magari si immagina tagli a spese per così dire «nobili»: stop a convegni, esposizioni... Qui invece si parla della gestione quotidiana: «energia elettrica, gas metano, acqua, pulizia locali, tassa di nettezza urbana, manutenzione ordinaria», recita il documento che vede l'Archivio fiorentino tra i promotori. «Sono spese essenziali senza le quali non si vive», osserva la direttrice. E' una constatazione di buon senso. Vale per tutti, figuriamoci per un istituto che ha sede in un edificio di 30 mila metri quadri, conserva ben 70 chilometri di materiale documentario preziosissimo dall'VIIl secolo a oggi, che comprende pagine della Repubblica fiorentina, del Guicciardini, capitoli essenziali della storia economica, letteraria e artistica toscana, carte nautiche e geografiche, carteggi. Con un simile patrimonio le sale dell'edificio disegnato dall'architetto Gamberini sono frequentate ogni giorno da studenti e studiosi sia italiani che dal resto del mondo. Le conseguenze dei tagli alle spese sono devastanti: «Sono in pericolo le funzioni di tutela, di conservazione e di comunicazione della memoria storica, pubblica e privata, dagli archivi delle persone, delle famiglie, delle comunità locali, fino a quelli delle istituzioni pubbliche e statali» prosegue l'accorata richiesta di soccorso. «Gli archivi, d'altra parte, sono essenziali anche per assicurare la conoscenza storica e quindi la tutela di tutti gli altri beni culturali, da quelli archeologici a queli librari, architettonici e artistici», ricordano i tutori della nostra memoria. «La direzione generale dei beni archivistici ha ascoltato il nostro appello, si è dimostrata sensibile, si è attivata e ci ha rassicurato» , premette la direttrice. Tuttavia la tranquillità è ancora lontana. La situazione, se il ministero non interviene e non riesce a scalfire la fortezza del dicastero dell'Economia presieduta da Tremoliti, resta allarmante. Oltre tutto i decurtamenti vanno a cadere in una situazione da anni problematica e che ora rischia di esplodere. «Come settore abbiamo sempre avuto dotazioni finanziarie scarse - continua Rosaria Manno Tolu - Ma i tagli della Finanziaria rischiano di portare tutti al tracollo». Se non è abbastanza chiaro, la richiesta riguarda le spese normali per sopravvivere. Esclude convegni, mostre, appuntamenti culturali. «Li programmiamo per essere presenti nella vita della città e nel dibattito culturale, ma con finanziamenti che ci procuriamo tramite sponsor e gli enti locali - puntualizza la responsabile dell'Archivio di Firenze - Non posso certo chiedere a uno sponsor di pagarci le tasse della nettezza. Non lo troveremo mai». La direttrice non demorde: «Vorremmo che da questa crisi possa scaturire un recupero delle soprintendenze e degli istituti archivistici», auspica. In generale serve un raddoppio dei finanziamenti, arrivando ad almeno 4 milioni di euro complessivi per tutti gli istituti. Se Urbani non rimedia (non sapeva cosa tramava il collega Tremonti? ) «la chiusura degli istituti archivistici sarà di fatto inevitabile», conclude la nota. Eccolo, il futuro prospettato nella denuncia dei responsabili degli Archivi di Stato e delle soprintendenze archivistiche. Persone, per inciso, poco inclini al sensazionalismo. E la prospettiva riguarda anche gli altri archivi di Stato in Toscana e che sono ad Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistola, Prato e Siena.