Teatri, cinema, scuole, eventi come il Bifst di Bari, presentazioni di libri, musei, manifestazioni religiose come le processioni o (forse) i riti della Settimana Santa. Il coronavirus cancella, battenti chiusi e buonanotte. La Cultura era, è e resta Cenerentola. L'epidemia, ormai pandemia, genera paura che si insinua nelle teste di noi umani. Ma in quest'emergenza, in questa precarietà, il buon senso va a farsi benedire, perché la bellezza, la sapienza, l'arte e le relazioni sociali sono il plus che serve a ricompattarci, a reagire contro il macigno di una crisi terribile e imprevista. «Il principale compito della cultura, la sua vera ragione d'essere, è di difenderci contro la natura», diceva Sigmund Freud. È così: il virus è la natura che magari ogni tanto si ribella agli errori dell'uomo e lo castiga. E l'uomo, privato del nutrimento numero uno, si perde in toto. I supermercati sono aperti, le poste pure, i ristoranti e le pasticcerie idem. I luoghi della Cultura, invece, sono proibiti. E il distinguo è il solito: gli esercizi commerciali e i servizi pubblici devono vivere: i teatri, il cinema, i libri, i festival, le processioni sono optional. Del resto, uccidere la Cultura è una prassi millenaria: che volete che contino un'opera teatrale o un film. Niente: sono passatempi inutili. Già sono snobbati, con elemosine di fondi in tempi normali, figuriamoci con il coronavirus. Il pericolo di disintegrare l'unità dell'animo, come ho letto su un post finalmente intelligente e sensibile, non interessa più di tanto a chi stila ordinanze. Certo, la strada per combattere il virus è ardua ed avere le idee confuse su ciò che bisogna fare e su ciò che non bisogna fare è comprensibile. Però, diamine, la risorsa del buonsenso va sfruttata. La nostra non è una crociata per difendere settori trascurati da sempre da chi ci governa, è un richiamo a pesare i valori dell'esistenza: un libro, ad esempio, può darci benessere come una bottiglia di acqua minerale. E poi lo stop frena una rincorsa che la Puglia aveva messo in essere da qualche anno, con iniziative servite a farci conoscere e a scalare qualche posizione nella classifica della cultura. Abbiamo teatri restaurati, abbiamo artisti e scrittori di livello. Ora ci tocca rallentare. E, per favore, non diteci, che i problemi sono altri. Bisogna rafforzare il servizio sanitario, bisogna curare i dettagli per ridurre il contagio. Giustissimo, sacrosanto. Ma per favore, con le opportune precauzioni, lasciateci aperta almeno qualche porta che curi lo spirito.
L'antivirus della cultura
Il coronavirus ha cancellato molti eventi culturali in Italia, come teatri, cinema, scuole e manifestazioni religiose. L'autore sostiene che la cultura è essenziale per difendersi contro la natura e che il buon senso è necessario per superare la crisi. Egli critica le decisioni di chi governa, che considera trascurate le risorse culturali. L'autore sostiene che la cultura ha un valore in sé e non solo come "passatempo inutili". Egli chiede di lasciare aperte alcune porte culturali con le opportune precauzioni. Il servizio sanitario e i dettagli per ridurre il contagio sono considerati importanti, ma non devono essere esclusivi. La cultura è essenziale per il benessere umano e deve essere protetta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo