Non c'è attenzione alla forma né in questo caso né per le altre infrastrutture. È ora di cambiare «E' vero, c'è un risveglio dell'architettura italiana. Le generazioni di architetti fra i 30 e i 50 anni esprimono grande vitalità. La Darc vuole favorire questo rinnovamento, anche se ci sono vaste aree delle costruzioni italiane in cui il discorso della qualità progettuale e architettonica resta totalmente ignorato». Pio Baldi, direttore della Dare, la direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea nata nel 2001 in seno al ministero dei Beni culturali, è stato tirato in ballo nei giorni scorsi sia dall'appello Portoghesi-Gregotti, sia dalle risposte dei giovani. L'appello vuole dargli più poteri, soprattutto contro le Sovrintendenze. Tra i giovani c'è chi, come Gianluca Peluffo e Mosè Ricci, (si veda «II Sole-24 Ore» del 10 settembre) sottolinea lo sforzo della Darc per sostenere chi innova; molti criticano la struttura ministeriale per un'azione insufficiente e mirata su pochi casi. Baldi preferisce allargare il discorso. E proporre un allargamento dell'architettura alle aree grigie, o nere. Quali sono le aree in cui la qualità progettuale viene ignorata? "Due aree vastissime in Italia: l'abusivismo e le infrastrutture. L'abusivismo realizza costruzioni di bassa qualità, favorisce una catena produttiva di bassa qualità, sottrae spazio che dovrebbe essere libero. Poi c'è l'attenzione zero all'architettura da parte delle infrastrutture: autostrade, centrali elettriche, ferrovie. La progettazione si fa a norma, ma della qualità non importa a nessuno. A partire dall'inserimento nel paesaggio, che resta il nostro gioiello. Si possono fare esempi significativi. Per esempio? Il Ponte sullo Stretto. Non discuto se si debba fare o no. Dico che la forma di quel ponte è un ingrandimento grottesco del Golden Gate di san Francisco, realizzato negli anni '30. Dalle Piramide al magnifico ponte sull'Oresund, qualsiasi grande opera ha saputo interpretare il proprio tempo attraverso la forma: la grandiosità nasceva proprio da questo. Da noi invece questo si ignora, si copiano cose del secolo scorso." Il suo ragionamento sembra un modo di sfuggire alle polemiche di questi giorni su stranieri, tradizione italiana, giovani? "Quella è una piccola percentuale del costruito. Ma non avremo buona qualità se la qualità non crescerà su tutto il costruito. Sugli stranieri, forse le amministrazioni vi hanno fatto ricorso a volte per fare marketing o per moda. Ma questo fenomeno negativo si va attenuando, come dimostrano i concorsi vinti dai giovani." Pensa, come Portoghesi e Gregotti, che ci siano pesanti responsabilità delle Sovrintendenze? "No, non lo credo. Trovo invece disponibilità al dialogo. Semmai, lo ripeto, le resistenze vengono dalle amministrazioni centrali e locali." Pensa che le polemiche di questi giorni abbiano per sfondo il Padiglione italiano alla Biennale? "Non lo so. So invece che il Padiglione italiano è rinato grazie a un'iniziativa della Darc che lo ha chiesto formalmente." Lei propone anche il curatore. "No, la nomina è del Ministro." Chi si sentirebbe di suggerire? "Una personalità italiana di grande autorevolezza culturale." Aperta ai fatti nuovi dell'architettura italiana? "Se è autorevole, questa attenzione è inevitabile." Che risultati si promette di conseguire nei prossimi mesi? "Avevamo due obiettivi strategici. La conclusione del museo Maxxi su progetto di Zaha Hadid e l'approvazione della legge quadro sull'architettura che abbiamo messo a punto su una proposta dell'Ordine degli architetti." La legge è ferma in Parlamento. "Speriamo di arrivare in fondo prima della fine della legislatura."
Il Ministero Pio Baldi (DARC) Grottesco il ponte di Messina
La Darc, la direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea, vuole favorire il rinnovamento dell'architettura italiana. Pio Baldi, direttore della Darc, sostiene che le aree in cui la qualità progettuale viene ignorata sono l'abusivismo e le infrastrutture. Egli propone un allargamento dell'architettura alle aree grigie o nere. Baldi critica le Sovrintendenze per un'azione insufficiente e mirata su pochi casi. Egli propone di allargare il discorso e proporre un allargamento dell'architettura alle aree grigie o nere. La Darc ha proposto un allargamento dell'architettura alle aree grigie o nere.
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