Una delle eredità più gravi è la commistione fra professione di progettista, Università e riviste «Una delle questioni fondamentali dell'architettura è oggi abbandonare una delle eredità più tristi che ci hanno lasciato anche i vecchi maestri che firmano appelli in questi giorni: la commistione fra l'Università, la gestione delle riviste di architettura e la professione di progettista. Una commistione che soffoca e che esiste solo da noi. E produce un conflitto di interessi gigantesco. All'estero, il progettista fa solo questo: il progettista. Perché ci vuole tempo e una grande dedizione a farlo bene». A Mario Cucinella, uno degli architetti quarantenni più conosciuti in Italia e all'estero, allievo di Renzo Piano, non piace l'appello di chi «ha gestito importanti posizioni di potere in questo Paese e ha contribuito alle pessime condizioni in cui l'architettura italiana si trova oggi». Come Piano e Fuksas, Cucinella, che ha 45 anni, ha cominciato in Francia, proprio allo studio del maestro genovese. Ha poi messo su il proprio studio a Parigi, dove ha vinto i primi concorsi, prima di tornare in Italia, a Bologna, con il suo Mca (Mario Cucinella Architects). A differenza di Fuksas, però Cucinella è una persona calma, che usa un linguaggio tranquillo e pacato. Non ama le polemiche, anche se stavolta non si tira indietro. Che pensa delle polemiche di questi giorni sugli stranieri? "Che sono polemiche provinciali, segno di atteggiamenti provinciali. Ma anche che evidenziano un problema reale. Perché è vero che le amministrazioni pubbliche se la cavano spesso chiamando il grande nome, italiano o straniero. Perché questo accade? Perché è più facile per loro gestire le difficoltà legate al progetto e anche all'assegnazione dell'incarico chiamando la star. Evitano tutte le polemiche che proprio una certa Accademia ha fatto per anni se l'incarico veniva dato a quell'architetto italiano o a quell'altro. Il ritrovarsi per parrocchie, per scuole, per stili, questo è stato davvero insopportabile in Italia. Allora lo straniero è oggi una scorciatoia sbagliata con cui si vuole colmare un gap di 20 anni. Ma non è la soluzione giusta." Qual è la soluzione? "Investire sui giovani, che effettivamente ci sono e fanno cose di buon livello. Dare loro fiducia, consentire loro di costruire qualche edificio. Fare più concorsi, come accade in Francia, con regole serie. E poi ci vuole un cambiamento dell'atteggiamento della politica. La politica ha gravissime responsabilità sulla crisi della nostra architettura e anche sul livello generale di qualità progettuale del costruito italiano." Portoghesi e Gregotti dicono che c'è una responsabilità delle Sovrintendenze. Lei che ne pensa? "Io mi trovo spesso in conflitto con le Sovrintendenze sui singoli progetti, ma scaricare la croce dell'inerzia su di loro a me non sembra giusto. Lo strapotere io non lo vedo. Semmai ci sono poche iniziative nei centri storici. Il problema non sono le Sovrintendenze, lo ripeto, ma la politica, le amministrazioni, poco sensibili all'architettura di qualità. Possiamo dire che la politica italiana si è dimenticata dell'architettura, proprio mentre gli altri paesi investivano molto. Oggi la nostra politica, spiazzata dalla velocità degli altri Paesi e dalla risonanza che hanno progetti piccoli e grandi, cerca di correre ai ripari. Ma non si affronta il problema principale." Qual è? "La politica non ha mai affrontato davvero la questione dell'importanza dell'architettura e dell'importanza del messaggio che l'architettura esprime. Piuttosto il tema dell'architettura è stato oggetto delle spartizioni fra partiti, correnti, affiliati politici. E anche in questo molti architetti sono stati complici di un fenomeno che non ha nulla di etico."
Il professionistaMario Cucinella: Basta con i conflitti d'interessi
Mario Cucinella, un'architetta quarantenni, critica la commistione fra professione di progettista, Università e riviste di architettura. Cucinella, allievo di Renzo Piano, ha cominciato a lavorare in Francia e ha vinto i primi concorsi. Ha poi aperto il suo studio a Bologna. Cucinella sostiene che le amministrazioni pubbliche si avvalgono spesso di nomi famosi per gestire i progetti, evitando le polemiche. Questo è un problema reale, secondo Cucinella. Per risolvere il problema, è necessario investire sui giovani, dare loro fiducia e consentire loro di costruire edifici.
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