Il « Leone X» nella mostra al Quirinale: il comitato scientifico contesta e si dimette Raffaello va, Raffaello resta? Ha deciso Schmidt. Punto. Anche se il Comitato scientifico non ci sta, si irrita, si dimette in blocco: Donata Levi, Tomaso Montanari, Fabrizio Moretti e Claudio Pizzorusso, in polemica con il direttore hanno abbandonato la loro poltrona agli Uffizi. Nel silenzio del ministero presieduto da Dario Franceschini che al momento non commenta quanto accaduto nelle stanze del primo museo italiano nella giornata di ieri. È scoppiato il caso del Ritratto di Leone X di Raffaello. Volato a Roma per la grande mostra dedicata ai cinquecento anni dalla morte del pittore. Il dipinto era stato inserito nella lista delle 23 «opere inamovibili» del museo, stilata dal comitato e controfirmata da Schmidt. Il quale poi, con decisione autonoma (in fondo è direttore di uno dei 20 musei autonomi italiani) ha deciso di non tenere conto di quanto fatto e detto dal comitato, decidendo di mandarlo lo stesso a Roma. Quando ieri hanno letto che il dipinto si trovava già alle Scuderie del Quirinale la mostra è in programma dal 5 marzo al 2 giugno, salvo slittamenti da coronavirus, e sono già oltre 70 mila i biglietti venduti in tutto il mondo i membri del comitato scientifico sono saltati dalla sedia. Anzi, l'hanno proprio lasciata vuota. Irritati loro. Irritato lui, Schmidt. Che gioca di rimessa e parla di «attacco strumentale». E rivendica il suo gesto come «patriottico». Si era già parlato di quest'opera e di un suo ruolo importante in vista del centenario del pittore, tre anni fa, quando fu annunciato il restauro dell'Opificio delle pietre dure grazie al finanziamento di Lottomatica. In una lettera indirizzata agli enti che li hanno nominati, Ministero, Università e comune di Firenze, Donata Levi, Tomaso Montanari, Fabrizio Moretti e Claudio Pizzorusso scrivono di aver «lavorato per mesi alla lista», al cui numero 21 figurava appunto il Raffaello identitario del museo, e che questa era stata «approvata anche da Schmidt» nella riunione del 9 dicembre scorso. Mesi buttati via, sostengono. «Oggi siamo venuti a conoscenza dalla stampa scrivono i membri del comitato scientifico che il dipinto si trova già nella sede espositiva di Roma. Pensiamo che tenerci occupati per mesi nella stesura di liste poi inapplicate vanifica l'esistenza stessa del comitato». E aggiungono: «Pensiamo che le dimissioni collettive renda ineludibile un ripensamento e una ridefinizione del ruolo dei Comitati Scientifici nel governo dei musei autonomi». La risposta di Schmidt non si fa attendere. Ed è dura: «Quello di oggi è un attacco palesemente strumentale, visto che appena tre anni fa il dipinto, prima del restauro, fu mandato proprio alle Scuderie del Quirinale per una mostra. Allora nessuno (e nessun comitato) ebbe niente da ridire. Ma oggi, evidentemente, qualcuno aveva voglia di visibilità a spese di Raffaello e dell'orgoglio italiano». In fondo, sostiene il manager di Friburgo, la mostra «non poteva fare a meno del Leone X , un capolavoro che tra l'altro è in ottima salute e in perfetta condizione di viaggiare». Ha da dire la sua anche sulla lista, Schmidt: «Fu stesa in risposta alla norma che disciplina l'esportazione dei beni artistici fuori dal territorio nazionale». E Roma «non solo si trova all'interno dell'Italia, ma ne è la capitale». Dunque «rivendico pienamente il patriottismo di questa decisione». Gli Uffizi, aggiunge, «sono orgogliosi di poter contribuire con una cinquantina di opere a un'esposizione che già fin da ora è destinata ad entrare nella storia della museologia mondiale». Per Marco Ciatti, soprintendente dell'Opificio, «il Leone X è in condizioni perfette», nessun «rischio per la sua "salute"». Perché «l'intervento è stato effettuato secondo i più avanzati criteri e metodi: il Papa sta benissimo, non esiste alcuna ragionevole possibilità che gli venga recato danno». Ovviamente da Roma la vedono come Schmidt. E ritengono «giusta e più che opportuna la presenza in mostra del Ritratto di papa Leone X con i cugini cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi». Parola degli storici dell'arte che compongono il comitato scientifico della mostra, Sylvia Ferino, Francesco Paolo Din Teodoro e Vincenzo Farinella. Che sottolineano come «l'intero progetto scientifico della mostra si è focalizzato fin dal primo momento intorno a quest'opera cruciale».