Oggi Matronato a Lucia, la gallerista che con il marito Pasquale diede il via all'attività: oggi l'erede è la figlia Laura Tre, come gli anni che dividono la consegna di un Matronato dall'altro, e tre come le premiate del 2020, per la prima volta tutte donne, protagoniste di primo piano del mondo dell'arte italiano e internazionale. Un riconoscimento che a partire dal 2014 il Museo Madre e la Fondazione Donnaregina hanno riservato prima al fotografo Mimmo Jodice e poi nel 2017 all'artista Bill Durham. Stavolta, invece, la scelta è caduta su figure espressione di più attività, come la gallerista e animatrice culturale Lucia Trisorio, a cui il premio verrà consegnato oggi al Madre alle 11.30, la critica e storica dell'arte Lea Vergine e infine l'artista Tomaso Binga, ovvero Bianca Menna, a cui saranno dedicate date successive. Si parte quindi con il Matronato alla Carriera a Lucia Trisorio, che con il marito Pasquale fondò lo Studio Trisorio di Napoli nel 1974. «Negli ultimi 50 anni come recita la 'laudatio' che sarà pronunciata oggi dall'ex direttore del museo, Andrea Viliani - a Napoli e in Campania si è formato un vero e proprio sistema culturale integrato che, vedendo all'opera una pluralità di soggetti, ha permesso al territorio di divenire un crocevia internazionale delle arti contemporanee. La progressiva affermazione di questo sistema è stata resa possibile anche grazie a singoli individui, che hanno sentito l'esigenza di stimolare la loro comunità e di condividere le loro idee e le loro proposte». Da qui la scelta allargata di quest'anno. «Nel contesto del programma espositivo e di ricerca del museo d'arte contemporanea della Regione Campania continua Viliani -, in occasione della presentazione del volume sui primi 45 anni dello Studio Trisorio, il Madre conferirà il primo dei suoi Matronati del 2020 (anche in memoria di Pasquale Trisorio) a Lucia Trisorio, celebrandone il ruolo di fondatori e animatori dal 1974». Trisorio, Vergine, Binga. «Tre figure chiave aggiunge la presidente della Fondazione, Laura Valente - che si sono distinte, nei rispettivi ambiti, per aver reso il territorio campano un crocevia internazionale di tutte le arti contemporanee». E a conferma di queste parole basterebbe dare una scorsa veloce al corposo volume, Studio Trisorio. Una storia d'arte edito da Electa, di cui parleranno oggi Lucia e Laura Trisorio e Angela Tecce, con le letture di Cristina Donadio, magari partendo per una volta dall'ultima sezione, «Gli album». Perché è impressionante la collezione di foto, schizzi, firme, disegnini e dediche, che il meglio dell'arte contemporanea ha lasciato dopo residenze e mostre nei luoghi "trisoriani": Villa Orlandi ad Anacapri, lo Studio di Riviera di Chiaia (poi allargato all'ex rimessa di carrozze di Palazzo Ulloa di Bagnara), la casa del castello di Aselmeyer al Corso Vittorio Emanuele. Una tracciabilità assoluta delle relazioni e delle attività della famiglia racchiusa in una sorta di guestbook di eccellenze, che va da Twombly ad Alfano, da Lambert a Beuys, dai Merz a Weber, da LeWitt a Kounellis, da Ontani a Ghirri, da Sherman a Kemp, da Dorfles a Beckley, da Ramos a Newton, da McCollum a Spalletti, da Scianna a Botta, da Kapoor a Horn, da Buren a Fabre, e solo per citarne alcuni. Una storia importante, che accanto all'arte concettuale ha aggiunto, e prima di altri, anche fotografia e video, ma nata, come ricorda Lucia, quasi per caso. «Nel 1970 scrive infatti nelle pagine sugli esordi passando un giorno per via dei Mille, Pasquale e io fummo attratti da una piccola opera in legno di Mario Ceroli esposta nella vetrina di un negozio di arredamento: una cassettina con tre profili che decidemmo di acquistare. Scoprimmo poi che era il ritratto di Lucio Amelio, che aveva appena rilevato gli spazi di piazza dei Martiri, facemmo così la sua conoscenza, da cui scaturì un'amicizia e una collaborazione che culminò con la nostra gestione di una sezione grafica legata alla sua Modern Art Agency». Era praticamente l'avvio di un progetto culturale e di vita che avrebbe portato poi i Trisorio a realizzare il sogno di avere un proprio spazio espositivo inaugurato il 16 ottobre del 1974 con una mostra di Dan Flavin, organizzata con la galleria Sonnabend di New York. La macchina era partita e non si sarebbe più fermata. Così come raccontano le pagine di questo volume illustrato, in cui alle "guide" di Lucia e Laura Trisorio, si aggiungono gli interventi di Michele Bonuomo, Bruno Corà, Nicola Del Roscio, Bruno Fiorentino, Angela Tecce, Angelo Trimarco e Andrea Viliani. Generazioni di critici diverse testimoni di una lunga storia, il cui primo riscontro è legato alle fotografie, su tutte quella di Joseph Beuys che nella sua opera manifesto, «La rivoluzione siamo Noi» del 1971 è ritratto mentre attraversa il viale di ingresso di Villa Orlandi, luogo iconico che con geniale intuizione Pasquale aveva preso in gestione dalla Fondazione Ignazio Cerio di Capri sottraendola a un crescente degrado e regalandole così nuova vita e centralità. Ma come non sottolineare anche il senso della foto di copertina, Pasquale Trisorio che si fa egli stesso opera, legato da una robusta corda, grazie all'azione di Vincent D'Arista, «Don't step on me», del 1975. Infine l'attività che continua e si moltiplica anche dopo la sua morte, grazie alla passione e all'impegno della figlia Laura, che, cresciuta sulle ginocchia di Amelio e di Beuys o immortalata da Newton, raccoglie l'eredità e rilancia creando «Artecinema», la fortunata rassegna di film sugli artisti, giunta alla sua 24 edizione e passata dall'iniziale Sala Dumas dell'Istituto Francese all'immensa platea del San Carlo.