LO CREA Napoleone, esattamente due secoli fa: sei mesi dopo essersi autoeletto re d'Italia, quattro dopo essersi messo sul capo la Corona Ferrea, che conterrebbe un chiodo della Croce di Cristo ed aveva già consacrato Carlo Magno, Ottone I, il Barbarossa, Carlo V; è il più grande cintato di tutta Europa: una cortina di 16 chilometri (in parte, sono pietre dalle mura e dal castello dei Visconti), racchiude uno dei massimi tesori naturalistici, 800 ettari, sette chilometri quadrati; nel 1805, vi si impiantano 11 milioni di alberi: soprattutto roveri e pioppi; lo popolavano cervi, fagiani, daini, caprioli, lepri e conigli, spesso vittime di grandi cacce per celebrare ospiti di rilievo: nel 1840, 1.200 capi uccisi in un anno; a fine secolo, per la visita del Kaiser Guglielmo 1.400 in un sol giorno: l'imperatore provvede a 30 fagiani, una lepre, due conigli, e Umberto I di Savoia, forse un po' annoiato, a due polli inselvatichiti; era uno dei centri-pilota in Italia per la coltivazione del baco da seta, e pareva un piccolo villaggio abitato da 751 persone: 75 famiglie, dedite ai lavori agricoli; all'interno, il primo giardino all'inglese nella Penisola, ville nobiliari e cascine, nonché, voluta da Maria Teresa d'Asburgo nel 1777 e quindi già esistente, la Versailles italiana: la Villa reale, 700 stanze, di Giuseppe Piermarini da Foligno. Il parco di Monza celebra i suoi 200 anni di vita, ma anche cento d'abbandono: la città vive l'unico regicidio della storia italiana, e i Savoia non vi mettono più piede; anzi, regalano perfino tutto il verde agli ex Combattenti. Sullo sfondo, la corona dei monti; non lontana nemmeno la residenza di Silvio Berlusconi, ad Arcore. E c'è ancora un sentiero detto "del re": Umberto I lo usava per raggiungere l'attigua villa della sua amata contessa Eugenia Litta, di sette anni più anziana e già favorita anche di Napoleone III e perfino di Vittorio Emanuele II: s'è favoleggiato a lungo addi-rittura d'un tunnel sotterraneo tra gli edifici. Ci sono ancora le due ville seicentesche dei conti Durimi, feudatari di Monza dopo i De Leyva. Non più invece l'hotel restaurant: così famoso, che le diciture delle cartoline erano stampate in 12 lingue. E ci sono ancora ampi squarci d'un patrimonio verde senza simili in Italia: un catalogo del 1826 elenca 43 specie di quercia, 30 di frassino, 22 di prunus, 16 di magnolia, 30 di ficus, 52 di citrus; tra i maggiori alberi storici, censiti dalla Regione, un cedro del Libano alto 34 metri e circonferenza di sette, un "cipresso italiano calvo" alto anch'esso 34 ma "largo" solo quattro e mezzo, una quercia di 22 metri; dal "serraglio dei cervi", nel "Bosco bello", tutto sparito: a metà 800, vi si contavano 76 cervi e 168 daini in (poca) libertà. E nei 16 chilometri dentro il muro, traversati dal fiume Lambro, anche le varie tracce di tutto ciò a cui il Parco, dopo l'abbandono savoiardo, è stato adibito; e per fortuna che non si sono realizzati i progetti peggiori: uno, nel 1919, prevedeva perfino due città-giardino. Restano però un circolo di golf, all'inizio di sette buche ma ora 27, che ne occupa 77 ettari; le tracce di un Ippodromo, sorto nel 1922 e smantellato pochi anni fa (famosi gli steeple-chase, quando si davano battaglia la Razza del Soldo e la Donneilo Olgiata); uno tra i primi centri di controllo della Rai, e un'area per la Facoltà d'Agraria di Milano; una piscina e un campeggio; ma c'è, soprattutto, l'Autodromo. Nel mondo, Monza non è famosa per Teodolinda regina dei Longobardi, o per la Corona Ferrea, per il secondo treno italiano dopo la linea Napoli-Portici, o l'uccisione di Umberto I (tre colpi di pistola) da parte dell'anarchico pratese Gaetano Bresci, e nemmeno più per l'industria dei cappelli, che era tra le più importanti in Europa; ma, appunto, per la sua "pista". Nasce, nel tempo record di soli 110 giorni, nel 1922: prima pietra collocata da Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro, tante perplessità di stampo ecologico che portano anche a fermare i lavori a causa del «valore artistico, monumentale e di conservazione del paesaggio»; il primo grand prix vinto da Felice Bordino, su una Fiat. Nel '55, verrà anche l'anello d'alta velocità, con le due curve sopraelevate: ora ridotte a rudere e di cui era stato deciso l'abbattimento. In tempi di nuova sensibilità ambientale, anche a Monza c'è chi alla "pista" preferisce il verde voluto da Napoleone per Eugenio di Beauharnais, suo nipote, come Maria Teresa crea la Villa per il figlio prediletto, il terzogenito Ferdinando. E ora, il futuro del Parco, vietato al pubblico per quasi la sua metà, è diventato una delle prime polemiche in città.