Quel che resta dell'antico acquedotto romano si sta sbriciolando. Iniziato da Augusto rischia di crollare nell'era di de Magistris. Napoli. Quel che resta dell'antico acquedotto romano è tutto lì. Quattro arcate a ricordare le straordinarie opere ingegneristiche del periodo romano, iniziate sotto il periodo dell'imperatore Augusto e terminate all'epoca di Claudio. Quelli che sono stati ribattezzati i Ponti Rossi, per il colore del laterizio che li riveste, sono la testimonianza di come l'acqua dalla zona dell'Avellinese arrivava a servire la città di Napoli, una testimonianza straordinaria che da sempre, però, versa in una condizione di estremo degrado. La struttura fatta in tufo e laterizi non è mai stata valorizzata e curata né tantomeno preservata dall'incuria del tempo e dalle cattive abitudini dell'uomo. E ora quei mattoni iniziano a cedere, quei pezzi di arcata cadono al suolo, sbriciolandosi per la non curanza e il passare dei secoli. «La segnalazione della caduta spiega Sarà Petrucciolo, consigliera della terza municipalità è arrivata dai cittadini. Ci hanno inviato un video in cui era documentato il crollo di alcuni pezzi di laterizio e in cui si evinceva la possibile caduta di altri mattoni. Insieme ai consiglieri Gabriele Petagna e Regina Aluzzi abbiamo subito allertato la Polizia municipale, i vigili del fuoco e la soprintendenza». Immediato l'intervento delle forze dell'ordine che hanno transennato è recintato due delle quattro arcate, quelle che erano utilizzate solitamente dai pedoni e da alcune auto in sosta selvaggia. Il traffico veicolare, per ora, non ne ha risentito, così come è probabile, nel frattempo, la caduta di altri pezzi di laterizi. «La zona è stata messa in sicurezza prosegue Petrucciolo ora bisogna aspettare che si intervenga in maniera definitiva per consolidare la struttura». I lavori per il restauro dei Ponti Rossi furono annunciati lo scorso luglio, con uno stanziamento di un milione e 800mila euro, soldi reperiti dal piano strategico della Città metropolitana. L'intesa fu siglata dal sindaco Luigi de Magistris e dall'allora soprintendente Luciano Garella che avevano sancito l'accordo di collaborazione per il recupero e la riqualificazione del tratto di acquedotto romano. E se per i Ponti Rossi qualcosa si è mosso, o si sta muovendo, un altro pezzo di storia napoletana è a rischio. Si tratta dell'arco borbonico, vecchio approdo del 1700, che sta letteralmente collassando verso il mare. L'arco ormai poggia parzialmente su un una sola pietra e la sua condizione è di estrema precarietà. Anche in questo caso la mancanza di manutenzione e il passare del tempo,unita alla corrosione del mare, hanno portato a una situazione difficilmente risolvibile. Eppure l'arco si trova sul lungomare «liberato», zona diventata fiore all'occhiello della città, dove transitano quotidianamente migliaia di turisti. Anche qui è stata posta della rete arancione e alcune protezioni in metallo segnalano il pericolo e inibiscono l'accesso all'area. Resta preoccupante anche la situazione del ponte del corso Vittorio Emanuele, segnalata alcuni giorni fa dal presidente della commissione mobilità e infrastrutture del Comune di Napoli Nino Simeone. Una massiccia infiltrazione di acqua dal corso Vittorio Emanuele arriva sino alla sottostante sede stradale di via Sant'Antonio ai monti. Il Consigliere si diceva estremamente preoccupato per la sicurezza dei luoghi e per l'incolumità dei cittadini. Anche qui l'intervento resta urgente.
Corriere della Sera
20 Febbraio 2020
Napoli. L'acquedotto di Augusto cede nell'indifferenza
WA
Walter Medolla
Corriere della Sera
In Napoli, l'antico acquedotto romano sta crollando. I Ponti Rossi, costruiti da Augusto e terminati da Claudio, sono in stato di degrado e i mattoni iniziano a cadere. La segnalazione della caduta è stata fatta dai cittadini e l'intervento delle forze dell'ordine ha transennato due delle quattro arcate. I lavori per il restauro dei Ponti Rossi furono annunciati lo scorso luglio con uno stanziamento di 1,8 milioni di euro. Un altro pezzo di storia napoletana a rischio è l'arco borbonico, vecchio approdo del 1700, che sta collassando verso il mare.
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