I turisti sono soli e abbandonati dentro questa tremenda confusione, questa bolgia di stampo medievale. Siamo davanti al Colosseo. Il monumento più famoso del mondo. Luogo di crimini reiterati: risse, inseguimenti, furti, spaccio. Traboccante sensazione di impunità. State a sentire. Ecco qui il Colosseo. L'idea era: vediamo che succede intorno al monumento più famoso del mondo. Luogo di crimini reiterati. Sulle pagine delle cronache locali: notizie di risse, inseguimenti, furti, spaccio. Traboccante sensazione di impunità. Quando sei sotto al Colosseo, pensi sempre: Dio mio quanto è grande. Allora provi a guardarlo meglio: solo che a quel punto ti sembra ancora più grande (oggi, poi, è appeso a un cielo azzurro, assolutamente azzurro). Sono riflessioni un po' infantili, ma piene di uno stupore inevitabile e commovente e almeno 7 milioni e mezzo di visitatori, quelli dell'anno scorso, possono confermare che è proprio ciò che capita. Poi, però, regolarmente, qualcosa spezza l'incantesimo del bello. Come adesso. Laggiù. Oltre la transenna, dietro a quel matto che, con una banana sbucciata in mano, dice di essere Gesù di Nazareth. Subito dietro: dove un tipaccio travestito da centurione romano il naso a becco, un ricamo sulla guancia, una rosa rossa tatuata sull'avambraccio ha attaccato un turista americano all'inferriata del Palatino. Sono anni che questi ceffi travestiti da centurioni continuano a infestare la zona. Ed è incredibile che continuino a farlo. Stavolta è andata così. Il turista, circa cinquant'anni, giacca a vento dei New York Yankees, chiede in inglese quanto costa farsi un selfie insieme. Il centurione mette su un sorriso fasullo e, aiutandosi a gesti, spiega che servono appena 50 euro, ci mettiamo calmi calmi e ti fai con me tutte le foto che vuoi. L'americano è indeciso, l'amico intanto si è allontanato, e così finisce che l'americano cincischia, chiede uno sconto, poi ci ripensa, si scusa, dice che tornerà più tardi. Si volta come per andarsene, ma il centurione lo prende per il braccio: «Me stai a fa' perde tempo...». Il turista cerca di liberarsi dalla presa, invece si ritrova appiccicato all'inferriata. Il centurione gli urla addosso, gli sputa addosso. Poi, con disprezzo, lo molla. La scena è durata meno di due minuti. Nessuno è intervenuto. I turisti sono soli e abbandonati dentro questa tremenda confusione, questa bolgia di stampo medievale: lo sguardo scorre sui mendicanti che fingono di essere storpi e le batterie di giovanissime borseggiatrici nomadi pronte ad attaccare con le loro manine veloci, ci sono i cestini dei rifiuti colmi, c'è quell'oscenità dell'eterno cantiere della metro C, ci sono due prostitute che rimorchiano una coppia di messicani increduli e un mangiafuoco con la barba nera come quello di Pinocchio, ci sono due ubriachi con la radio accesa che cercano di trascinare a ballare due ragazze di Verona («Ma non c'è un poliziotto, qui?») e davanti a loro la scorribanda degli ambulanti che provano a venderti caricabatterie per gli smartphone e ombrelli, occhiali da sole e bottigliette d'acqua a 5 euro l'una, e non un euro di meno, tanto o paghi o muori di sete, perché non c'è un bar, non c'è un bagno, non c'è un cartello che indichi al turista dove sono gli ingressi per entrare dentro il panorama pazzesco che è venuto a visitare: con l'Anfiteatro Flavio e l'Arco di Costantino, il Palatino e i Fori e, in alto, il Colle Oppio e la Domus Aurea. (Tutti i siti fanno parte del Parco Archeologico del Colosseo che, dal 2018, è diretto da Alfonsina Russo. «Lo so: la situazione, fuori dai siti, è complicata». Una vergogna planetaria, direi. «Senta, io mi occupo di ciò che accade dentro. Premesso questo, con la sindaca Virginia Raggi abbiamo aperto un tavolo permanente dove affrontare l'emergenza della criminalità e del malaffare che attanaglia i turisti». Lei è ottimista. «In che senso?». Nel senso che se aspetta dalla sindaca Raggi la soluzione di un problema, la vedo dura. «Io, però, non posso arrendermi. Mi incoraggia perciò sapere che, ultimamente, sono stati almeno effettuati controlli straordinari sui responsabili della truffa "saltafila"»). Immigrati clandestini assoldati dalle organizzazioni che gestiscono il racket dei biglietti. Indossano pettorine verdi e arancioni simili a quelle degli addetti che lavorano per il centro informazioni ufficiale di via dei Fori Imperiali. Promettono di far saltare la lunga coda per entrare al Colosseo: al turista chiedono 25 euro a biglietto (che, al botteghino, ne costa 16; 18 acquistandolo online). L'altro giorno, i vigili urbani ne hanno denunciati 17. I vigili compiono questi blitz chiamiamoli così a bordo di auto civetta, cioè senza insegne, ma indossando la divisa. L'effetto sorpresa diventa un effetto comico. Adesso, comunque, ci sono solo due vigili urbani. E, come spesso capita ai vigili urbani di Roma durante il servizio, fumano (uno fuma e parla con la moglie al cellulare: «Amò... e niente, io sto qui ar Colosseo... du' palle»). Disturbiamoli un po'. (Buongiorno, posso farle una domanda? «Dica». Perché non siete intervenuti poco fa? Un centurione, laggiù, ha aggredito un turista americano. «Ma dove?», risponde quello che sembra essere il capo pattuglia. Laggiù. «Ah, boh. Non ce ne siamo accorti». Questi centurioni non sono... «I centurioni so' centurioni... Ah ah ah!». Vi sarete accorti degli ambulanti. «Quali? Ci sono venditori ambulanti?» Guardi, lì c'è persino un mangiafuoco. «Ma mica è pericoloso... comunque, mi dia retta: c'è il sole, sembra una mattina di primavera... perché invece di intervistare due poveri vigili, non si fa una bella passeggiata?» ). Facciamola, una passeggiata. All'inizio e alla fine di via dei Fori Imperiali, chiusa al traffico, e costeggiando quindi la meraviglia dei Fori, quattro blindati dell'esercito e otto militari. Sperando, si suppone, che un terrorista arrivi in macchina e venga quindi fermato ai checkpoint, e non preferisca invece arrivare camminando sul marciapiede, o proprio in metropolitana, con lo zainetto. Due carabinieri di pattuglia incontrati in via degli Annibaldi (dove i furgoni Mercedes degli Ncc sono parcheggiati in quadrupla fila). Lo scorso 23 agosto, un autotrasportatore tedesco fermò il suo Tir in via di San Gregorio, mise le quattro frecce, e scese a scattare foto ricordo con il cellulare (le agenzie riferirono il suo commento: «Solo per me divieto in porca città»). Una settimana prima, un turista vietnamita aveva fatto alzare in volo un drone. Cinque li hanno sorpresi mentre incidevano i loro nomi sui ruderi. Una coppia di punkabbestia risale via della Domus Aurea: intorno ai resti della villa di Nerone, visitabile solo nel fine settimana, vive una comunità cenciosa di sbandati e clandestini, nelle fessure dei ruderi gli spacciatori nascondono le dosi destinate ai consumatori del centro storico. («È una fogna, questa zona: e sarei io, il problema?», s'interroga in romanesco stretto il centurione che prima ha aggredito quel turista americano. Quanti siete? «Una decina. Tutti onesti lavoratori, eh». Avete una licenza? «A bbbello, io è na' vita che vivo d'espedienti... mo' te pare che pe' vestimme da antico romano ciò bisogno der permesso?». I vigili urbani non le dicono niente? «Fanno i bravi. Chiudono un occhio. So' padri de famiglia pure loro». Prima però lei ha maltrattato quel turista... «Io? Ma quando? Io so' na personcina a modo...» ). L'ultimo sguardo è sulla «botticella» che arriva trainata da un povero cavallo ormai sfiancato. Ci sono turisti che non rinunciano. Il vetturino: «Per 150 euro, un giro di un'ora». Che bestiaccia. Il vetturino, intendo.
Corriere della Sera
17 Febbraio 2020
Racket e spaccio. La bolgia fuori dal Colosseo
FA
Fabrizio Roncone
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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