Rivoluzione al Circo Massimo. Imminente il via agli scavi nell'emiciclo finale dell'impianto, accanto a Porta Capena, e sotto via dei Cerchi, che verrà chiusa al traffico e diventerà pedonale. Si riporta in luce l'emiciclo che conteneva l'arco di Tito, risistemando tutta l'area che sarà fruibile dai visitatori. Via ìe brutte recinzioni che oggi «difendono» i resti archeologici del Circo Massimo, riprende vita il ricongiungimento dell'area col Palatino. Una vicenda su cui ora l'ex sovrintendente Adriano La Regina, in procinto di diventare capolista ds alle comunali, lancia gravi accuse: «II ministero retto da Urbani aveva bloccato il piano. Volevano dare a una società privata, per i suoi uffici di rappresentanza, il casale scelto per l'ingresso meridionale al Palatino...». Roma torna a sognare. Ad elaborare il progetto per il Circo Massimo è la società Zetema, di cui da pochi mesi è presidente Adriano La Regina. Il progetto è pressoché ultimato, il via ai lavori imminente, forte la soddisfazione di chi, come La Regina, insegue da anni il sogno di veder riunita una zona archeologica come la cerniera tra Circo Massimo e quell'Acropoli romana adiacente su cui è nata Roma. «In quel settore del Circo Massimo abbiamo già scavato in passato, ma la sistemazione è restata incompiuta - afferma l'ex sovrintendente -. Abbiamo già raggiunto la quota antica, ora si tratta di renderla più leggibile e comprensibile. Certo, se potessimo scavare anche nel resto del Circo, chissà che sorprese potremmo avere. Ma al momento ciò che invece diventa urgente è la ripresa del progetto di ricongiunzione col Palatino. E pensare che in previsione della nuova apertura su via dei Cerchi, un varco fornito di tutti i servizi per i visitatori in grado di alleggerire il peso che attualmente grava tutto sul fronte di via dei Fori, avevamo già fatto allestire un ascensore per disabili in un edificio espropriato». E aggiunge, precisando il suo punto di vista: «Poi tutto si è bloccato perché al ministero hanno cominciato a privilegiare l'insana idea di offrire il casale centrale, che avevamo prescelto per l'ingresso al Palatino, a una società privata desiderosa di farci lì i suoi uffici privati. Si trattava dell'Arcus. Non avevo mai visto così tanto accanimento verso un progetto pubblico...». La portata del nuovo intervento archeologico coinvolge uno dei nodi urbanistici più rilevanti della città, sicuramente dal punto di vista del traffico. Afferma l'assessore Morassut: «Abbiamo studiato a lungo quel nodo, prima di concepire un'idea così rilevante come la chiusura di via dei Cerchi. Ebbene, il problema più grosso è stato ridisegnare il flusso di traffico che attualmente impegna l'incrocio tra viale Aventino, via delle Terme di Caracalla e via di San Gregorio. Fluidificheremo quei tre fiumi di traffico con una rotatoria a Porta Capena, indirizzando poi il flusso che si dirige verso il centro su via del Circo Massimo. Abbiamo studiato il tutto con i tecnici del dipartimento mobilità». Le indagini avrebbero mostrato un flusso non determinante su via dei Cerchi e la possibilità di smaltirne l'attuale impatto attraverso la via alternativa sull'altro versante, via del Circo Massimo appunto, senza troppi intoppi. Una scommessa che porta però in regalo alla città una rilevante novità: il Palatino. Il «colle della storia» oggi ingessato e ferito, che con la chiusura di via dei Cerchi e la risistemazione lungo il clivo che porta alla Domus Tiberiana, oggetto attuale di un importante intervento di consolidamento, tornerà finalmente a risplendere.