Il Comune: parità di genere. A oggi 173 monumenti creati tutti da scultori FIRENZE. La più antica è la Fontana del Nettuno in piazza della Signoria, scolpita nel 1565 da Bartolomeo Ammannati che vinse il concorso bandito da Cosimo I de' Medici per celebrare i trionfi del Granducato di Toscana. Mentre quella contemporanea più rilevante è «Dietrofront», gigante in marmo realizzato da Michelangelo Pistoletto nel 1984, che oggi sorveglia la trecentesca Porta Romana, uno degli ingressi al cuore della città. Sono 173 le opere d'arte e i monumenti all'aperto di proprietà del Comune di Firenze e curati dalle Belle arti. Per la precisione: 47 statue, nove busti, 19 fontane, 26 monumenti ai Caduti e 73 tabernacoli. Molte sono conosciute in tutto il mondo. Ma nessuna di queste opere, in una delle capitali mondiali delle arti, è stata realizzata da una donna. È il risultato di un censimento disposto dall'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, 37 anni. Che sulla base di questi numeri, di concerto con il sindaco Dario Nardella, annuncia che il 2020 sarà particolare: «Il Comune accetterà donazioni di opere d'arte, sculture in particolare, realizzate esclusivamente da donne spiega l'assessore . Questo perché Firenze crede fermamente nella parità. Consapevoli che questa debba divenire spontanea, abbiamo deciso di dare un contributo forte e concreto. Con questa iniziativa speriamo anche che tante artiste, italiane e non, arrivino a Firenze, s'incontrino e dialoghino». Le richieste di donazione di opere d'arte presentate ogni anno a Palazzo Vecchio sono numerose (oltre cinquanta negli ultimi tre anni), ma molte vengono respinte perché non rispondono ai canoni fissati da un'apposita commissione. Ora questo team verrà rinnovato e sarà guidato da tre donne: Cristina Acidini, già Soprintendente al Polo museale fiorentino; Arabella Natalini, curatrice e figlia dell'architetto Adolfo, tra i fondatori del Superstudio (recentemente scomparso,) e Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Saranno loro a valutare se accettare o meno le opere che le artiste vorranno donare alla città, oltre a decidere la loro collocazione. A maggio, sempre a Firenze, si terrà il primo Festival dell'Architettura: le protagoniste saranno in gran parte donne. Mentre a giugno, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Marina Abramovic presenterà un'opera-performance ispirata e dedicata alla divina Maria Callas, tra i soprano più noti e amati al mondo e idolo della stessa Abramovic. Lo spettacolo è ispirato alle sette eroine della lirica che muoiono per amore, tutte interpretate dalla Callas nel corso della sua fulgida carriera: Carmen, Tosca, Lucia di Lammermoor, Butterfly, Norma, Desdemona e Violetta. È la prima produzione in assoluto che vede la celebre performer serba nei panni di ideatrice e regista di un'opera lirica. E ad Abramovic, per l'occasione, il sindaco Dario Nardella consegnerà le Chiavi della città, massima onorificenza cittadina. Tutti piccoli passi per colmare il cosiddetto «gender gap», in una città dove su 2.200 strade e piazze totali, solo 99 sono intitolate a donne. L'ultima, qualche giorno fa, è stata dedicata a Margherita Hack.