Viaggio nel cantiere per il recupero della fontana dell'Ercole Benvenuti dentro al cantiere di recupero più grande d'Italia. Tre milioni di euro di investimenti e millecinquecento metri quadrati da riportare agli antichi splendori. Dalla prossima estate scorrerà l'acqua nei giardini della Reggia di Venaria, il monumentale complesso progettato da Amedeo di Castellamonte nel diciassettesimo secolo rivedrà la luce dopo tre anni di lavori in corso. In questi giorni la ditta Costruzioni generali Gilardi è all'opera per liberare la vasca su cui sarà posato l'Ercole. Da adesso in poi, assicurano, la strada che porterà al taglio del nastro dell'ultimo lavoro di recupero della residenza sabauda sarà tutta in discesa. A metà del Seicento il Ninfeo (guai a chiamarla semplicemente fontana, per carità) era il posto preferito dalla nobiltà e dalle dame di corte. Ma i ricchi sono bizzarri, cambiano idea facilmente. Nel giro di pochi anni cambiarono radicalmente i gusti: statue, giochi d'acqua, busti, conchiglie e tutto lo sfarzo e il lusso barocco diventarono improvvisamente volgari, una specie di vergogna da cancellare. Il nuovo motto era: ordine e semplicità. La zona fu interrata, nascosta, dimenticata. Per un breve periodo divenne palestra di gioco del figlio del duca Amedeo di Savoia. Per il resto campi incolti a perdita d'occhio, e poi ruderi, sterpaglie e prove di artiglieria ai tempi in cui la Reggia era diventata una caserma. Ritornerà tutto com'era, o quasi. Il nuovo teatro d'acque sarà un dialogo tra recupero dell'antico e tecnologia contemporanea, grazie agli studi dell'architetto Gianfranco Gritella che nel suo progetto ha guardato il passato utilizzando però tecnologie del futuro. «Qui si è fatta la storia del Piemonte», racconta l'architetto della Consulta Mario Verdun. Durante i lavori di scavo sono stati ritrovati numerosi reperti, tra cui statue, teste di epoca romana, sculture che rappresentano cani da caccia, cavalli alati. Ogni opera sarà restaurata e messa in mostra in una nicchia nel lato destro del complesso, che si chiamerà «La stanza delle meraviglie». Il ninfeo, rivestito in legno, sarà allestito proprio come in passato, con i quattro telamoni che saranno posti proprio dietro alla statua di Ercole, che negli anni è sopravvissuta al tempo, all'incuria e all'oblio, chiusa com'era all'interno di una cassa di legno di uno sperduto magazzino del quartiere Vallette. Il restauro del monumentale Teatro delle acque racconta anche la storia della diaspora di tutte le opere d'arte che la componevano e che sono state regalate negli anni dai Savoia ad amici e parenti e oggi abbelliscono castelli e dimore di Agliè, Govone, Racconigi, Cumiana, oltre che palazzo Reale a Torino. «Si tratta di un investimento molto importante che ha coinvolto 32 aziende del territorio, nonché fondazioni, istituzioni e imprese» ha detto la presidente della Consulta Adriana Acutis. «Il consenso e il coinvolgimento è stato unanime e convinto, un bel segnale per il futuro della nostra città». In questi mesi il sito archeologico è stato un viavai di persone, ingegneri, architetti, muratori, idraulici, tecnici, falegnami. Con la cultura si mangia eccome, e al posto delle erbacce ritornano alla luce antiche meraviglie.