Mancano alcuni documenti originali e la Regione non ha accettato le fotocopie e la denuncia di smarrimento. Per questo motivo la Mostra d'Oltremare ha perso sette milioni e mezzo di fondi europei che avrebbero dovuto finanziare il restauro ed il consolidamento della Torre delle Nazioni. La faccenda è finita al Tar Campania che ha adesso respinto il ricorso della Mostra ed ha dato ragione a Palazzo Santa Lucia. Sfuma nelle nebbie della burocrazia e dei pasticci amministrativi la possibilità che si concretizzi il recupero dell'edificio realizzato negli anni Trenta del secolo scorso.Gli atti che mancano in originale non sono un dettaglio, va detto. Sono, infatti, i verbali di verifica e validazione del progetto esecutivo delle opere da farsi. Lavori, peraltro, già appaltati con procedure di gara concluse ed aggiudicate tra il 2015 ed il 2016. Tale carenza documentale non è stata ritenuta sanabile dalla Regione mediante il procedimento di riproduzione dei verbali stessi posto in essere in un secondo momento dall'ente Mostra. Neppure ha convinto Palazzo Santa Lucia la denuncia di smarrimento degli atti di validazione dei progetti che era stata presentata ai Carabinieri dal responsabile del procedimento il 5 luglio 2018 la quale, sperava la Mostra, avrebbe dovuto consentire di superare l'ostacolo della perdita degli originali. La Regione è stata irremovibile. Il 30 gennaio dello scorso anno la Direzione Generale Autorità di Gestione di Palazzo Santa Lucia ha comunicato «l'assenza dei presupposti per consentire l'adozione degli atti di ammissione a finanziamento relativamente ai lotti 1 e 2 Restauro e consolidamento della Torre delle Nazioni e Riqualificazione degli ingressi alla Mostra d'Oltremare Viale Kennedy Via Terracina - per la parte in cui si riferisce al lotto 1». I giudici amministrativi si diceva hanno ora respinto il ricorso della Mostra d'Oltremare contro quel provvedimento regionale adottato poco più di un anno fa. «Il preteso verbale di riproduzione confezionato dall'ente ricorrente scrivono tra l'altro i magistrati nella sentenza - non è stato redatto in contraddittorio con i progettisti, non riporta le risultanze dei soggetti incaricati della verifica, ma è atto unilaterale del responsabile del procedimento dell'epoca, il quale ha fatto peraltro richiamo ad una verifica del progetto, resa parecchi anni prima ed avente come riferimento un progetto di importo economico notevolmente inferiore, sì da non poter ravvisare nello stesso un mero aggiornamento del pregresso». Incalzano: «Non vi è stata alcuna partecipazione dei progettisti, come esattamente rilevato dagli organi regionali, e la validazione non è che una mera enunciazione astratta». La Mostra d'Oltremare potrà cercare la rivincita al Consiglio di Stato e, nel frattempo, la speranza è che i vari soggetti coinvolti trovino una qualche soluzione che permetta di avviare l'atteso recupero della Torre. È stato progettato dallo studio Corvino Multari. Prevede, tra l'altro, la sostituzione degli infissi esterni, il ripristino dei pavimenti, dei rivestimenti e delle finiture, la rimozione di aggiunte improprie. Il no del Tar è un primo colpo per il nuovo presidente della Mostra, Remo Minopoli, nominato da de Magistris nel dicembre scorso.