Otto impianti installati, segnalano deformazioni, inclinazioni e scosse sismiche Le informazioni sullo stato di salute dei Musei capitolini viaggiano sulle reti di nuova generazione 5g. Da ottobre scorso sono stati infatti installati in due sale del Museo, palazzo dei Conservatori e sala Esedra del Marco Aurelio, 8 sensori che monitorano con regolarità e in tempo reale i dati su eventuali deformazioni, variazioni di umidità, inclinazioni, temperatura delle strutture e sono in grado di registrare in anticipo anche le più minime oscillazioni dovute a scosse sismiche e consentire così all'Amministrazioni di intervenire con maggiore tempestività in caso di emergenza. I sensori captano le informazioni e le trasmettono alle centraline di monitoraggio attraverso il 5 g, connessione che permette di una trasmissione dei dati più rapida rispetto a quanto avviene con le reti tradizionali. «Questo sistema ci dà la possibilità di registrare le scosse con 6 secondi di anticipo. Un risparmio di tempo che può sembrare irrisorio ma che in realtà incide su una più veloce attivazione delle procedure di allarme limitando eventuali danni», spiega Fabio Graziosi, professore del dipartimento di Ingegneria dell'università dell'Aquila. I sensori sono inoltre utili per avere un monitoraggio ancora più sofisticato dello stato di conservazione dei monumenti, segnalando anche gli effetti che minime variazioni del suono possono avere sulle strutture nel tempo. La sperimentazione dei sensori è stata condotta da Fastweb, Zte e università dell'Aquila e si inserisce nell'ambito del progetto Roma5G avviato nel 2017. Fastweb ha messo a disposizione la rete 5g, mentre l'università la piattaforma per l'elaborazione dei dati. L'iniziativa Roma 5g è nata dalla volontà di dotare la città di una infrastruttura innovativa basata sulla tecnologia di quinta generazione, cruciale per lo sviluppo di servizi e applicazioni smart city. Il progetto è partito a settembre 2017 con la firma del protocollo tra il Comune, Fastweb ed Ericsson. L'obiettivo era proprio quello di sviluppare in alcune aree entro il 2020 servizi di ultima generazione destinati alla conservazione dei beni culturali, come quello recentemente realizzato ai Musei capitolini, ma anche al trasporto pubblico e alla sicurezza urbana. «Un progetto che è in continua evoluzione» ha sottolineato il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo: «Il protocollo è infatti aperto a tutte le imprese che vogliano mettere a disposizione a costo zero le proprie infrastrutture per creare servizi 5g su Roma». Come confermato dal vicesindaco, la sperimentazione potrà presto essere estesa anche ad altri monumenti capitolini. «Questa infrastruttura di monitoraggio degli edifici, è un esempio perfetto per testimoniare l'affidabilità e la sicurezza del sistema, oltre a dimostrare la volontà di Zte di essere al fianco delle istituzioni e degli operatori per migliorare la qualità della vita delle persone», ha detto Hu Kun, presidente Europa Occidentale Zte e Ceo di Zte Italia. La multinazionale cinese proprio lo scorso maggio ha aperto a Roma il primo laboratorio di cybersecurity europeo.