TOKYO, PECHINO, WASHINGTON: da Firenze parte una «comitiva » di opere rinascimentali. L'Italia le presta ai musei esteri, ma a quale prezzo? Dal rischio di danneggiare tele e statue allo svuotamento dei musei nostrani... La storica Paola Barocchi: l'attuale politica dei prestiti è una follia, qualsiasi vantaggio non pareggerà i rischi Il sovrintendente Paolucci: le opere scelte non sono di prim'ordine e non incidono su quanto esponiamo di Stefano Miliani «Incredulità di San Tommaso» del Verrocchio: da Orsanmichele in mostra aWashington Sono proprio gente di mondo i maestri dell'arte medioevale e rinascimentale di casa a Firenze e dintorni. Lorenzo Ghiberti, insieme ai colleghi Andrea del Verrocchio e Nanni di Banco, è a Washington comein una bella gita tra vecchi amici. A gennaio dal capoluogo toscano parte una comitiva, alla quale sono iscritti personaggi d'alto rango quali Masaccio, Paolo Uccello, Botticelli, Tiziano, per il cuore dell'impero economico nascente, Pechino. Una settimana fa, da Prato è andata in tour giapponese (Tokyo, poi Gifu eHiroshima) una rappresentanza del Museo civico formata da Agnolo Daddi, Filippo e il figlio Filippino Lippi, Luca Signorelli, Raffaellino del Garbo. Ovviamente poi tornano tutti a casa, ma quanto piace viaggiare a questi artisti... Suvvia, torniamo seri. Il fatto è che l'industria globale delle mostre prolifera e, oltre agli immancabili Impressionisti e affini, oltre a Picasso e Caravaggio, le richieste di partecipazione più pressanti cadono sul Medioevo e sul Rinascimento italiano e, logicamente, su città come Firenze. E siccome l'arte antica gira ormai come una trottola, il caso fiorentino può essere un buono spunto per discutere se si esagera o no coi prestiti, per la salute delle opere. Anche se non dobbiamo ignorare lo sguardo di chi riceve: così come noi apprezziamo le mostre ben fatte su antichi tesori dall'America precolombiana o dall'Asia, così è del tutto legittimo che i cinesi gradiscano vedere a casa propria cose d'arte dell'Occidente. Cominciamo dalla National Gallery di Washington che, dal 18 settembre al 31 dicembre, ospita il San Matteo del Ghiberti (datato 1419-21), il gruppo dei Quattro santi incoronati di Nanni di Banco (1409-1416) e l'Incredulità di San Tommaso del Verrocchio (1466-83). Sono sculture rinascimentali che alloggiavano nelle nicchie all'aperto di Orsanmichele, la bellissima chiesa-museo d'impianto gotico nel cuore della città. Dove torneranno, ma all'interno, per essere sostituite da copie: copie pagate dalla Foundation for italian art di New York - ha sganciato 60 mila dollari - proprio in cambio della trasferta a Washington mentre il complesso museale riapre al pubblico a novembre dopo tre anni di parziale chiusura (si poteva vederlo solo su prenotazione e accompagnati). Saltando a Pechino, da gennaio il Museo dell'uomo avrà oltre settanta dipinti e sculture dal palpitante cuore rinascimentale: una Madonna di Masaccio, un Paolo Uccello, il ritratto di donna dal profilo purissimo di Pietro Pollaiolo, un ritratto su tavola del Mantegna, Pallade col centauro del Botticelli, un Tiziano, un disegno di Leonardo dagli Uffizi; Filippino Lippi e altri dall'Accademia; qualche quadro e un paio di arazzi su disegno del Bronzino dalla Galleria Palatina a Pitti; sculture dal Bargello. Sono opere di una certa età, non gli farà male essere imballate, volare? E poi: non si toglie troppo a chi viene a Firenze? «Le opere scelte non sono quelle di prim'ordine e non incidono su quanto esponiamo. Oltre tutto sono già state in Giappone - risponde il soprintendente Antonio Paolucci, responsabile del Polo museale fiorentino - e ora possono andare in Cina. Per di più il Museo dell'uomo è bellissimo, tecnologico, all'avanguardia. Averne, di musei così ». Ogni precauzione è stata presa, assicura Paolucci, «facciamo tutto con garbo », nessuno ne dubita, le competenze ci sono tutte, però gli arazzi sono fragilissimi per natura: «Quelli che mandiamo non sono particolarmente delicati», ribatte. Non per insistere,ma alle raccolte fiorentine viene qualcosa in cambio? «Tranne Orsanmichele, nell'immediato nulla. In Cina invece è l'Italia che sta giocando le sue carte, purtroppo in ritardo rispetto a paesi come la Francia, e per far conoscere il made in Italy il vettore più efficace è l'arte. Ha funzionato in Giappone e ci auguriamo che funzioni in Cina. La mostra - puntualizza Paolucci - rientra in un accordo tra il governo italiano, i ministeri agli Esteri e alla cultura e il governo cinese». L'arte italiana è insomma una carta nel gioco della diplomazia e dell'economia come il soprintendente - che è stato ministro dei beni culturali - ha già pubblicamente teorizzato ricordando che anche in passato dipinti e sculture assolvevano incarichi analoghi. «Le opere scelte vanno in Cina con il mio consenso, non danno problemi», osserva Serena Padovani, direttrice della Galleria Palatina. Nel caso che lei non approvasse un prestito? «Quando non sono d'accordo scrivo una lettera che rimane agli atti. Ma il mio è un parere tecnico, su quello politico decide il soprintendente». «Preferiremmo tutti non far uscire niente - confessa la direttrice del Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi - ma la nostra civiltà ci spinge in questa direzione. D'altronde mostre come quella di Pechino danno vantaggi, presentando il volto migliore dell'Italia. E va sì posto un limite ai prestiti, ma senza moralismi». «Credo che la politica degli spostamenti delle opere d'arte vada ripensata. Non entro invece nel merito delle statue di Orsanmichele», risponde Francesca Nannelli, direttrice della chiesa-museo dal 1984 al 2004 per la soprintendenza ai beni architettonici. L'argomento è scivoloso, pochi bramano di metterci bocca. Per non infilarsi in scontri molto aspri e anche perché, se un una storico dell'arte polemizza su un'esposizione altrui, come farà poi a chiedere pezzi particolarmente pregiati per una sua mostra? Si leva però una voce critica e autorevole, dal suo studio lungo le sponde dell'Arno: è Paola Barocchi, studiosa di Michelangelo, del collezionismo mediceo e di molto altro che ha insegnato alla Normale di Pisa e dirige la casa editrice d'arte Spes. Non usa perifrasi: «L'attuale politica dei prestiti è una follia, pensano che possano esserci vantaggi reciproci ma qualsiasi vantaggio non pareggerà mai i rischi. E non dicano che non esistono pericoli, gli aeroplani caduti lo dimostrano. Su opere di media importanza e di cui abbiamo più esemplari si può discutere. Viceversa mandare pezzi straordinari è assurdo, sono irrecuperabili ».