Sulla Cavallerizza, i consiglieri dissidenti del Movimento 5 Stelle non intendono stare fermi. E così, abbandonati da buona parte della maggioranza della sindaca Chiara Appendino (o perlomeno dai più fedeli alla prima cittadina), cercano l'aiuto di qualche alleato romano. «Stiamo studiando un atto parlamentare spiega il consigliere Damiano Carretto per chiedere al ministro alla Cultura Dario Franceschini di intervenire sulla vendita delle parti del complesso sabaudo, impedendone il passaggio alla Compagnia di San Paolo». La speranza è che a rispondere alla «chiamata alle armi» siano i romani del M5S, ma perché no anche di altri partiti. Oggi in Sala Rossa arriva la mozione Carretto. Sulla Cavallerizza, i consiglieri dissidenti del Movimento 5 Stelle non intendono stare fermi. E così, abbandonati da buona parte della maggioranza della sindaca Chiara Appendino (o perlomeno dai più fedeli alla prima cittadina), cercano l'aiuto di qualche alleato romano. «Stiamo studiando un atto parlamentare spiega il consigliere Damiano Carretto per chiedere al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini di intervenire sulla vendita delle parti del complesso sabaudo, impedendone il passaggio alla Compagnia di San Paolo». La speranza è che a rispondere alla «chiamata alle armi» siano i romani del Movimento Cinque Stelle, ma perché no anche di altri partiti: «Io ho già ricevuto il via libera da parte della senatrice pentastellata Margherita Corrado», spiega la battagliera Viviana Ferrero. Obiettivo: allontanare la fondazione guidata da Francesco Profumo dalla Cavallerizza. Ma l'aut aut di Carretto è molto più forte di quello della sua capogruppo, Valentina Sganga, che giovedì scorso ha affermato: «Ritengo simbolicamente inopportuno che la Compagnia di San Paolo ricavi la sua sede dirigenziale dentro Cavallerizza Reale». La leader dei grillini si è detta ufficialmente contraria a veder ricavati nella Manica della Mosca gli uffici del presidente e del suo staff, ma non alla manifestazione di interesse da parte della Compagnia (insieme a Cassa Depositi e Prestiti e Università) in toto: «Se volessero farci la sede dell'Ufficio Pio, ad esempio, andrebbe benissimo», ha aggiunto Sganga. Carretto invece, insieme a Ferrero, Daniela Albano e Maura Paoli, non vuole proprio che la fondazione lì ci metta piede: «Voglio impedirne la vendita. Perché una volta avvenuta, la partita è chiusa», aggiunge Carretto. E sui social rincara la dose: «Se ci tiene tanto ad aiutare Torino, vada a farsi la sede alla Manifattura Tabacchi e investa 100 milioni contribuendo alla riqualificazione della periferia. Non in un bene Unesco nel pieno centro della città». Così, i dissidenti cercano addirittura aiuto nel ministro ai Beni culturali. Perché invece la loro sindaca intende andare dritta per la propria strada. Ma intanto oggi dovrà affrontare un «piccolo» ostacolo. In Sala Rossa andrà al voto la mozione di Carretto, quelle linee guida che la giunta comunale, fino ad ora, non ha assolutamente preso in considerazione, e che vanno verso l'acquisto da parte del Comune delle parti ora cartoralizzate in Cct per rendere la Cavallerizza pubblica e fruibile da parte di tutti i cittadini. Linee guida che, durante le commissioni, hanno ricevuto il via libera da tutta la maggioranza, ma che ora vanno in direzione contraria al progetto dell'assessore al Patrimonio Antonino Iaria e di Appendino, che plaudono alle manifestazioni di interesse di Cassa Depositi e Prestiti, Università e Compagnia di San Paolo. E allora oggi pomeriggio i voti del Movimento 5 Stelle potrebbero spezzare il gruppo, o lasciare (come spesso già avvenuto) i dissidenti da parte. Pronti a trasportare la battaglia per la difesa della Cavallerizza da Torino a Roma. Insomma sul destino della Cavallerizza si gioca una partita che è appena iniziata: il Comune ha poco meno di trenta giorni per rispondere alla manifestazione di interesse inviata dai potenziali attori del progetto. Ma oltre questa scadenza, si sono aperti giochi politici non di poco conto.