L'ufficiale giudiziario arriverà giovedì mattina. Con un incarico preciso quanto doloroso: eseguire lo sfratto esecutivo della storica libreria Treves di via Toledo, la più antica della città. A fine agosto il Tar ha infatti annullato il vincolo imposto dalla Sovrintendenza e così i titolari sono stati raggiunti da un nuovo provvedimento di sfratto. Lo scorso anno, come si ricorderà, in occasione del precedente ordine di disdetta di locazione (la libreria è lì dal lontano 1896) la città si schierò dalla parte della Treves. Intervennero politici, rappresentanti del mondo culturale. Tutti diedero la loro solidarietà. Parla Gennaro De Martino, uno dei due titolari dell'antica libreria: «Con una sentenza emessa ad agosto il Tar ha annullato il vincolo imposto dalla Soprintendenza. Noi, con tempestività abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato, ma nel frattempo ci è giunta una nuova ordinanza». «Per giovedì mattina stiamo organizzando una manifestazione pacifica davanti al negozio. Auspichiamo l'adesione dell'opinione pubblica rispetto al nostro dramma che coinvolge comunque una fetta di storia della città. Speriamo che anche questa volta i rappresentanti della cultura napoletana si mobilitino e che aderiscano alla nostra manifestazione» dice ancora Gennaro De Martino. I proprietari dei locali dove ha sede da più di un secolo la libreria sono tre sorelle che, a dire dei titolari della Treves, si sono sempre rifiutate di aumentare il canone di affitto. «Rivogliono i locali, punto e basta. Nessun aumento interessa loro, nessuna trattativa bonaria è mai stata possibile» si sfoga il titolare della libreria. Lo scorso anno, in concomitanza del precedente ordine di sfratto e della protesta dei titolari che addirittura si incatenarono davanti al negozio, politici e rappresentanti del mondo culturale napoletano offrirono la propria solidarietà alla Treves. Da Antonio Bassolino (che scrisse una accorata lettera ai titolari) ad Amedeo Laboccetta (An), dal vicesindaco Rocco Papa al presidente del Consiglio comunale, Giovanni Squame, ai consiglieri comunali Mauro Scarpitti (Margherita) e Franco Bianco (Forza Italia). E, poi Gerardo Marotta, Guido Donatone, Antonio Gargano, Ermanno Corsi, Tullio Pironti, Diego Guida, Massimo Capasso, Ugo Leone, Silvio Lugnano, Diana Negri, Pasquale Della Monaco. Solo per citare qualche nome. Ma vediamo cosa dice la sentenza del Tar con la quale viene annullato il decreto del direttore generale per i beni culturali e paesaggistici che «congelava» lo sfratto. Partiamo dall'inizio. La scorsa estate il sovrintendente Guglielmo avviò un procedimento di dichiarazione dell'interesse culturale della Libreria Internazionale Treves disponendo, per un periodo di 210 giorni, l'applicazione immediata delle misure di salvaguardia previste dal decreto legge del 22 gennaio 2004. Quel procedimento bloccò l'ordinanza di sfratto. Il 23 dicembre successivo il direttore regionale per i Beni Culturali dichiarò i locali della Treves beni di interesse particolarmente importante. Ai giudici del Tar venne inviata anche una dettagliata relazione di oltre 30 pagine sulle articolate motivazioni che inducevano la Sovrintendenza a ritenere la Treves un bene di interesse culturale. Ma quelle motivazioni sono state ritenute dai giudici del Tar «di estrema vaghezza e genericità». È scritto, tra l'altro, nella sentenza: «Il provvedimento impugnato è carente nell'istruttoria e nell'apporto motivazionale». Secondo il Tar «né i locali della Treves, né l'attività commerciale presentano caratteristiche ontologiche attuali che siano in qualche modo testimonianza o che conservano traccia di un lontano passato, rispetto al quale appaiono ormai del tutto avulsi, non potendo a tal fine scongiurare tale radicale decontestualizzazione il mero attuale impiego del nome dello storico editore». La mobilitazione dello scorso anno. In alto clienti nella libreria Treves (Sud Foto)