Il principe Andrea ha prelevato mobilio non sottoposto a vincolo. Anche gli scaffali dell'archivio Napoli. Come la pelle dal corpo ieri dalle pareti di Palazzo d'Avalos sono stati staccati arredi che erano lì da secoli. La società Vasto srl, attualmente proprietaria dell'edificio storico di via dei Mille dopo una lunga controversia legale, aveva dato un mese di tempo al principe Andrea d'Avalos, sfrattato il 9 gennaio scorso, per recuperare quello che rimaneva nell'appartamento storico. Si tratta di beni personali dell'erede perché quelli vincolati sono stati già trasferiti la settimana scorsa nei depositi della Soprintendenza archeologica a Palazzo Reale. Così come il fondo gentilizio, vincolato anch'esso, è in custodia all'Archivio di Stato di Napoli. Così ieri grandi camion da trasloco hanno oltrepassato il prezioso cancello della dimora e, Corrado Ferlaino presente, hanno raccolto una prima parte degli effetti personali e familiari dei d'Avalos. Si tratta di un mobilio che, pur non essendo sottoposto a vincolo, ha una sua rilevanza perché faceva bella mostra di sé negli appartamenti che nei secoli hanno visto succedersi avvenimenti importanti della storia di Napoli e d'Europa. Basti pensare che la prima volta che il palazzo venne sequestrato fu durante il decennio francese. Per la sua importanza, infatti, era stato scelto come dimora di Giuseppe Bonaparte, ma si rivelò troppo piccolo per le sue esigenze. Fu, dunque, affidato al suo ministro Antoine Saliceti, l'uomo che in Francia aveva letto la sentenza di morte a Maria Antonietta. Nei tempi più recenti, invece, basti per tutti il banchetto dato per Margaret, la sorella della regina Elisabetta. Oggetti che hanno visto sfilare artisti e teste coronate, politici e diplomatici di tutto il mondo. Per l'ultima volta, dunque, le «cose d'Avalos» sono uscite da «palazzo» facendo svanire le suggestioni del passato. Non tutto è entrato nei camion, però, saranno necessarie altre «sessioni» di trasloco. Intanto è al vaglio del soprintende archeologico Luigi La Rocca il progetto presentato dalla Vasto per la ristrutturazione degli appartamenti storici, risultato ottenuto dopo una fitta campagna di stampa del Corriere del Mezzogiorno che ha portato all'intervento diretto del ministro Dario Franceschini. È stato, infatti, il direttore generale del Mibact Salvo Nastasi a invocare l'articolo 32 del Codice dei beni culturali che ha imposto ai Ferlaino il restauro dell'ala nobile. «Magari con il principe Andrea a sua madre ancora in loco» aveva auspicato. Così non è stato. Migliore pare la sorte del palazzo che subirà interventi di messa in sicurezza, «sui quali» ha detto La Rocca «sorveglieremo». Tra gli arredi smontati ieri, anche le antiche scaffalature che conservavano il fondo gentilizio: il principe, con una lettera alla direttrice Candida Carrino, ha espresso la volontà di donarle all'Archivio di Stato così da far ricongiungere contenuto e contenitore.