All'Accademia delle Arti del Disegno esposte le opere donate dal collezionista pratese Carlo Palli Un gesto d'altri tempi che riossigena di contemporaneità il patrimonio storico dell'istituzione fiorentina Chi volesse verificare l'attuale destabilizzazione dell'estetica non ha che da visitare la mostra attualmente allestita a San Marco, nella Sala delle Esposizioni dell'Accademia delle Arti del Disegno. L'Accademia, voluta da Cosimo I su proposta del Vasari (1563), che ha avuto come primo luogotenente Vincenzo Borghini, è stata tante volte crogiuolo di dibattiti accesissimi e di polemiche laceranti (si pensi alla stagione di Giovanni Colacicchi e Antonio Berti), e ha trovato da tempo dalla presidenza Siviero un suo più pacato e fattivo modulo culturale, soprattutto nella gestione di Francesco Adorno e Luigi Zangheri, ed ora con la competenza di Cristina Acidini. Ed è proprio in questo ultimo clima culturale che arriva, dirompente, un apporto intenso e inaspettato di «contemporaneità» e di «avanguardia», che non solo non confligge con lo storico establishment accademico, ma lo vivifica, riportandolo alla sua condizione originaria: alla «contemporaneità» di Michelangelo, del Montorsoli e dello stesso Vasari. La «donazione» fatta da Carlo Palli all'Accademia delle Arti del Disegno ne riossigena di contemporaneità il patrimonio storico, con un gesto di mecenatismo d'altri tempi. Il donatore è un collezionista sui generis, e appartiene ad una cerchia rara, che ha saputo vivere il mondo dell'arte (e la mercatura dell'arte) con passione e con distacco allo stesso tempo. Le opere donate e attualmente in mostra a San Marco, sono riconducibili alla Poesia Visiva (Miccini, Ori, Pignotti), ai Musicisti d'avanguardia (Bussotti, Chiari, Cardini, Lombardi), all'Architettura Radicale (Binazzi, Pettena, Poli), alla Scuola di Pistoia (Barni, Buscioni, Ruffi), alla Pittura Analitica e al Cinema d'Artista (Fusi, Granchi, Guarneri, Masi, Ranaldi), ai Multimediali, Neo-Dada, Performativi (Ambrogetti, Baroni, Bove, Cantini, Cavallarin, Chiarantini, Ciccia, Della Bella, Kiki Franceschi, Frangioni e altri). Un'antologia di opere e di nomi raccolti in catalogo, ove sono i saluti di Cristina Acidini, Giorgio Bonsanti, Andrea Granchi, Irene Sanesi, Enrico Sartoni e Laura Monaldi (curatrice della mostra e dell'Archivio Carlo Palli). Queste opere in ostensione sono, in molti casi, pugni nello stomaco al gusto comune, per il semplice fatto che non si pongono con l'intento di essere «opere d'arte» in se stesse, ma di provocare sensazioni e interrogativi allo spettatore. Insomma, non godimento estetico, ma provocazione, e nella migliore delle ipotesi, suggerimento concettuale che, appunto, nulla ha a che fare con l'estetica tradizionale. Infatti, quando si arriva ai nostri giorni e si fanno prospezioni per il futuro, tutte le scienze cognitive si interrogano e spesso si smarriscono. Così, anche l'estetica non è fuori da questo crogiuolo speculativo, come ci ha ricordato già da tempo Sergio Givone, riflettendo proprio sul «tramonto dell'estetica». Un tramonto che viene da lontano, anche dal pensiero filosofico di Derrida, dal suo concetto di «decostruzione» di alcuni decenni or sono, che originariamente non era desiderio iconoclasta, quanto piuttosto volontà di disarticolare le certezze per renderle più consapevoli dei propri condizionamenti. Del resto, anche altri (Vattimo, Bodei) avevano avvertito l'ineluttabile scivolamento grazie ai media e al successo del kitsch da una società «estetica» ad una «sinestetica», così che, perduti i cànoni tradizionali (quelli crociani, per intenderci), ora navighiamo nell'approssimazione e, sempre più spesso, persino nella mistificazione. Si avverte una spinta verso il «nulla»: il nulla del nostro tempo, che è posizione critica di sospetto, di rifiuto verso tutto ciò che è storia o eredità recente. Un vero e proprio respingimento culturale, a cui non è estranea l'idea della minimizzazione del rischio che sta conquistando molti campi del fare umano. Così, si torna alla personalità di questo singolare collezionista di opere ma anche di documenti, di schizzi, di quaderni di appunti e di tutto ciò che afferisce alla creazione dell'opera così da comprenderne l'intero iter creativo. Come dice Carlo Palli di se stesso, «la mia vita si è svolta tutta nel mondo dell'arte. Sono stato mercante, ho avuto gallerie stagionali al mare e in montagna, la Galleria Metastasio a Prato, ho diretto l'arte contemporanea nelle più prestigiose case d'asta italiane; ho iniziato collezionando opere di Poesia Visiva, Fluxus e Nouveau Réalisme»: una inesauribile attenzione che oggi deposita i suoi frutti, permanentemente, a Firenze, non certo sempre attenta alle avanguardie artistiche e capace di selezionarne e conservarne le testimonianze.