Il progetto di Google per l'archeologia Londra. L'Indiana Jones digitale punta il telefonino verso il tavolo: e davanti agli occhi si materializzano le rovine dell'antica fortezza di Gereza, sulla costa della Tanzania. Ci si può girare attorno, esplorarne i cunicoli, osservarla dall'alto come a volo d'uccello: il tutto reso possibile dal progetto svelato ieri sera da Google a Londra, che punta a usare la tecnologia digitale per preservare le testimonianze del passato e condividerne le storie. L'iniziativa si chiama Heritage on the Edge (Eredità in bilico) e ha l'obiettivo di mettere in luce l'impatto dei cambiamenti climatici su monumenti e siti archeologici. Il dipartimento Arte e Cultura di Google l'ha realizzata assieme a CyArk, una organizzazione non profit che da 15 anni crea un archivio digitale in 3D delle meraviglie del mondo in pericolo. Per conto di Google hanno organizzato delle spedizioni sul campo in cinque località attorno al globo, fra cui l'isola di Pasqua e la Città Vecchia di Edimburgo. «Loro creano delle mappe tridimensionali, lavorando con archeologi ed esperti locali e adoperando droni e 3D scanning spiega Chance Coughenour, l'archeologo di Google responsabile del progetto . In più fanno interviste con le comunità locali per ascoltare direttamente dalla gente perché quel sito è importante e cosa sta accadendo». Dopo di che Google mette a disposizione i risultati sulle sue piattaforme: tutti possono accedervi gratuitamente anche grazie a una app. «Guardare al cambiamento climatico attraverso la lente dei siti archeologici a rischio è una cosa nuova», sottolinea Coughenour. Ma loro non puntano solo a descrivere quello che sta accadendo, sperano anche di incoraggiare in questo modo a prendere delle contromisure, consentendo a restauratori e ricercatori l'accesso a questa mole di dati. Il progetto è partito un anno fa proprio dall'isola di Pasqua: «Le celebri statue sono dislocate lungo la costa spiega l'archeologo digitale e dunque con l'innalzamento dei mari sono a rischio. Inoltre l'erosione minaccia di farle cadere». Invece Edimburgo è costruita su un vulcano estinto: a causa delle piogge si stanno erodendo le fondamenta e le strutture della Città Vecchia stanno diventando sempre più fragili. Queste cinque location, che includono anche Kilwa Kisiwani (sulla Swahili Coast in Tanzania), la città-moschea di Bagerhat in Bangladesh e la città antica di Chan Chan in Peru, sono state scelte «per guardare al problema da una prospettiva globale. In questo modo possiamo fare un passo indietro e guardare a tutto il pianeta: e i diversi posti possono imparare gli uni dagli altri. Creiamo un network per coordinare gli sforzi». Attraverso Heritage on the Edge si può accedere a oltre 50 mostre online che illustrano l'impatto del clima sui monumenti; sono disponili due modelli di «realtà aumentata» (oltre alla citata fortezza di Gereza anche la Moschea dalle nove cupole in Bangladesh); e si possono anche fare dei tour a 360 gradi con Street view, dove le immagini sono arricchite da testi esplicativi. «La nostra missione è democratizzare l'accesso all'arte e alla cultura sottolinea l'archeologo digitale di Google . Ci vediamo come una piattaforma di storytelling, a disposizione di chi non ha le risorse per farlo altrimenti. E la nostra iniziativa è un passo importante per mostrare come la tecnologia possa aiutare a prendere decisioni informate su come proteggere il patrimonio del passato».