VIA le impalcature, via la polvere e riecco tirata a lucido la halle del Grand Palais, a Parigi. Dopo dodici anni di chiusura e di lavori riapparirà quella famosa navata di vetro trasparente, costruita in occasione dell'Esposizione universale del 1900, rimasta un gioiello dell'architettura dell'epoca. Solo per pochi giorni da sabato al primo ottobre (apertura eccezionale per la "Notte bianca" fino alle 7 del mattino), in occasione delle giornate europee dei Beni culturali. Poi bisognerà aspettare la fine dei lavori nel 2007, salvo qualche sporadica "incursione". Una visita aperta a tutti, da mezzogiorno a mezzanotte, che vedrà la maestosa costruzione trasparente animata da uno spettacolo di suoni e luci. Una passeggiata tra l'onirico e il reale preparata nei minimi dettagli da Thierry Dreyfus e Frédéric Sanchez. Attraverso un gioco di specchi a piani inclinati verso il suolo, il pubblico avrà la sensazione di camminare sul vetro illuminato dal riflesso di 12.000 lampadine. Per sottofondo, musiche attinte al Fondo nazionale che risalgono a vari periodi che vanno dal XVII al XXI secolo mentre da una installazione sonora verranno diffuse note che riproducono il rumore naturale del vento, della tempesta e della pioggia. Un ideale ponte tra passato e presente per ricordare come la contemporaneità si costruisce sulla storia. Ma le sorprese non finiranno qui. Riappariranno anche i due celebri Globi - terrestre e celeste (quest'ultimo dipinto da Jean-Baptiste Corneille) - allestiti per Luigi XIV, tra il 1681 e il 1683, dal cosmografo della Serenissima Vincenzo Coronelli. I Mappamondi - dal peso di circa due tonnellate ciascuno e dal diametro di 4,87 metri - furono concepiti nel momento in cui l'Accademia delle Scienze creata da Colbert nel 1666 stava facendo notevoli progressi nel campo dell'astronomia e della geografia. Nel corso del Ventesimo secolo sono stati visti una sola volta, 25 anni fa, al Centro Pompidou in occasione di una mostra che aveva per tema la Terra e il sistema solare. Al termine delle Giornate dei Beni culturali, anche queste sfere saranno sottoposte a restauro per essere poi traslocate nel 2006 in via definitiva alla Biblioteca Nazionale. Il Gran Palais ha le stesse caratteristiche degli edifici progettati per accogliere le esposizioni universali che si svolgono in Europa dalla fine del XIX secolo per presentare le grandi invenzioni moderne: monumentali, ma non necessariamente definitivi, in quanto utili solo per il periodo della fiera. A Parigi nel 1855 nasce il Palais de l'Industrie, ma ha breve vita. In vista dell'Esposizione universale del 1900 questo edificio risulta già obsoleto. Per sostituirlo si pensa a un progetto più ambizioso e complesso che prevede la costruzione di due corpi separati e altrettanto importanti. Il primo prende il nome di Grand Palais, il secondo di Petit Palais (proprio in questo periodo ha terminato il suo restyling e brilla degli ori appena rilucidati). Passata l'esposizione del 1900, il Grand Palais diventa uno spazio usato per manifestazioni le più disparate che poco hanno in comune con la funzione artistica alla quale erano stati destinati. Fino al 1962, quando l'allora ministro della Cultura André Malraux decide di restituire all'insieme la sua dignità originale con l'istituzione delle Gallerie nazionali del Gran Palais. Ma per l'edificio i guai non finiscono. Ben presto vengono alla luce problemi strutturali e dopo varie vicissitudini nel 1993 questa ala, la più imponente e spettacolare, è chiusa definitivamente per dar il via al consolidamento delle strutture. I lavori, per una spesa complessiva di 101,36 milioni di euro, cominciano nel 2001. Nulla viene lasciato al caso. Si setacciano gli archivi per rintracciare i piani d'esecuzione originali. E si ritrovano pure i segreti delle sfumature di quel famoso colore verdino, passato alla storia della Ville Lumière come il Vert Grand Palais . Che sarà naturalmente riprodotto perfettamente uguale.