È stata finora accolta da una sostanziale indifferenza, simile a un'alzata di spalle, la proposta lanciata dal presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, di istituire un Festival culturale del Garda. Progetto che avrebbe nella rete di Garda Musei la propria «infrastruttura» e nei festival tematici, che già costellano i paesi rivieraschi e dell'entroterra, i propri ingredienti naturali. Guerri ha dalla sua parte i risultati del Vittoriale: quasi 300 mila visitatori, gli appuntamenti musicali di Tener-a-mente che finiscono regolarmente sold out. Basterebbero questi due indicatori di successo a rendere degne di attenzione le proposte che vengono da un vulcano del marketing come Guerri. Invece niente. E la cosa ingenera almeno un sospetto: che, cioè, il Garda sia entrato in un insidioso eccesso di sazietà turistica. Nel corso del 2018 la sponda bresciana del Benaco ha totalizzato 7,92 milioni di presenze con un aumento del 2,5 per cento complessivo: un dato tanto più apprezzabile perché andava in controtendenza rispetto alla flessione generale della provincia (-0,5 per cento). E i primi mesi del 2019 non hanno fatto che irrobustire questi dati con un 4,7 per cento di presenze in tutta la provincia (anche se in questo caso mancano i dati disaggregati per zone). Non è solo un dato quantitativo. Sul Garda anche la qualità dell'accoglienza sta lievitando visibilmente. Gli anni Ottanta dei campeggi popolari, delle villette seriali e delle pizzerie anonime sono ormai decisamente alle spalle. Oggi la sponda bresciana conta 13 alberghi a 5 stelle (Trento e Verona assieme si fermano a un paio). Quanto alla ristorazione il lago, un tempo Cenerentola, totalizza 8 delle 15 stelle Michelin della provincia. Con queste cifre, che bisogno c'è di inventare qualcosa di nuovo? C'è da elevare l'immagine unitaria del lago come destinazione per un'esperienza turistica attraente. Anzi unica. Rimasta nel cassetto per assenza di paternità istituzionale la candidatura del Benaco a patrimonio Unesco, servono altre idee-forti e unitarie. Un Festival culturale abbraccerebbe esperienze esistenti (da Tener-a-mente al Festival violinistico di Salò, al Festival degli artisti di strada a Lonato) ed altre di facile ideazione. Che eco avrebbero, ad esempio, incontri con scrittori e intellettuali nella cornice di villa Bettoni a Bogliaco, nei Giardini del Vittoriale, sull'Isola del Garda o alle Grotte di Catullo? Che effetto avrebbero summer school riservate a orchestre giovanili europee, con corredo di concerti? Che richiamo eserciterebbe una grande mostra d'arte contemporanea legata all'acqua? Non solo Guerri, ma il lago meriterebbe una risposta.