Il presidente Inguscio: da anni lavoriamo alla digitalizzazione dei lemmi Non si sa ancora quando nascerà si pensa, si spera, entro il 25 marzo 2021, la data in cui verrà istituito il «Dantedì» non si sa ancora dove nascerà e non si sa cosa di preciso dovrà fare o mostrare il futuro «Museo della lingua italiana» la cui fondazione in un palazzo storico di Firenze è stata annunciata dal premier Giuseppe Conte in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico dell'Università. Quello che si sa però è che il Cnr vuole essere della partita e con un anno e oltre di anticipo ha già le idee abbastanza chiare su quale ruolo ritagliarsi: «Il Cnr si associa al progetto di un museo della lingua a Firenze che celebri e insegni la storia dell'italiano, con il particolare auspicio che questo polo valorizzi il patrimonio linguistico mediante l'innovazione tecnologica» esordisce il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, il professore di fisica Massimo Inguscio. «Sono molto soddisfatto di questa novità anche perché il tema della lingua è molto indicativo per quanto riguarda la trasversalità della ricerca del nostro centro». Infatti il Cnr prosegue Inguscio «usa strumenti di frontiera legati al mondo digitale per analizzare la lingua e le sue evoluzioni, nel campo della traduzione, e per renderla fruibile» e dalla fine degli anni Sessanta il Cnr ha istituto al suo interno l'Opera del vocabolario italiano (per gli addetti ai lavori, l'Ovi) «che sta per aprire nuova sede presso la Scuola Normale di Pisa, oltre a quella di Firenze è ospitato nella Villa Medicea di Castello nei locali dell'Accademia della Crusca, ndr) per analizzare i lemmi della nostra lingua e il loro sviluppo nel corso dei secoli». Il Cnr ha già siglato un «accordo strategico» con la Regione Toscana e a livello centrale «per realizzare molti programmi di ricerca con le Università e le istituzioni in generale, e con il Mibact» che ora possono servire anche «per rendere fruibile il museo». Museo che «avrà sicuramente un comitato scientifico» verso il quale «noi ci metteremo al servizio per quanto riguarda la ricerca». Nella nuova sede di Pisa lavorerà il professore Lino Leonardi, fino a pochi mesi direttore dell'Ovi a Firenze. Essendo docente alla Normale di Filologia romanza, è il profilo più indicato anche per la sede pisana. «Il Cnr ha due fronti di ricerca per quanto riguarda la lingua spiega Leonardi una sull'italiano antico, quello dell'epoca di Dante, che in un museo che si va a creare a Firenze non dovrebbe essere di secondario valore». Non a caso «l'italiano che oggi noi parliamo è debitore dell'italiano di Dante molto più di quanto il moderno inglese o francese lo siano con le loro versioni antiche». E da cinquant'anni il Cnr è «punto di riferimento nella ricerca in tutto il mondo sull'italiano antico». Il secondo fronte è quello che riguarda le tecnologie informatiche. «Mi aspetterei conclude Leonardi che in un museo così concepito le tecnologie digitali siano centrali: non sarà un museo con "oggetti fisici" come i musei classici, ma avrà al suo centro le parole. Per questo occorre valorizzare ricerche di tipo virtuale con la costituzione di banche dati testuali».