Il ministero presenta gli schemi di attuazione della delega e annuncia modifiche alla valutazione d'impatto Sparirà il «sì» automatico in caso di mancata pronuncia dell'Esecutivo, sostituito dalla necessità di un parere esplicito ROMA II silenzio assenso sulla valutazione d'impatto ambientale si trasformerà in un silenzio-rigetto. Per ora però è solo una promessa. Perché anche ieri, giornata di presentazione ufficiale dei nuovi Testi unici sull'ambiente, la bozza diffusa dal ministero, e consegnata ai relatori del convegno sull'attuazione della delega ambientale, conteneva ancora un esplicito riferimento al silenzio-assenso. Di fatto il testo non è ancora stato modificato: è rimasta, al proprio posto, la norma che aveva scatenato l'ira di Legambiente e Wwf (si veda «II So-le-24 Ore» del 9 settembre). Ma dal ministero rassicurano ancora una volta: «Quella diffusa è solo una bozza, sulla quale abbiamo aperto il confronto con gli operatori e con le Regioni. Dobbiamo ancora correggere quel punto ma, come ha annunciato anche il ministro Matteoli, cancelleremo il silenzio-assenso». Al convegno il capo di gabinetto dell'Ambiente, Paolo Togni, si è spinto oltre, annunciando una revisione completa. Togni infatti ha parlato di «silenzio-rifiuto del Consiglio dei ministri». Nelle intenzioni del ministero, quindi, non solo sarebbe cancellata ogni possibilità di scavalcare il visto ambientale con la semplice inerzia del Consiglio dei ministri, ma, al contrario, la mancata decisione dell'organo di ultima istanza equivarebbe a un «no» secco che blocca l'opera. Rispetto all'attuale procedura il silenzio-rigetto sarebbe una garanzia di trasparenza in più: anche oggi l'ultima parola sulla Via, in caso di dissensi tra amministrazioni, spetta al Consiglio dei ministri, ma la mancata decisione blocca, senza certezze, l'opera. La riscrittura dei Testi unici (oltre alla Via, ci sono quelli su danno ambientale, rifiuti, tutela dell'aria, difesa del suolo e risorse idriche) sarà molto veloce: la riunione finale della Commissione dei 24 saggi che li ha elaborati è fissata per il 21 settembre. Il giorno prima saranno ascoltate le Regioni. Ieri al convegno Diego Tommasi, assessore all'Ambiente della Calabria, la Regione capofila in materia, ha chiesto il coinvolgimento delle autonomie già in fase di predisposizione dei testi. Un maggiore dialogo e spazio per il confronto è ciò che chiedono anche Legambiente e Wwf. «L'incontro sulla legge delega organizzato dal ministero si legge in un comunicato era tutto incentrato ancora su linee generali e dichiarazioni tranquillizzanti, che non trovano riscontro nei testi delle nuove norme». Secondo gli ambientalisti, «sono ancora da chiarire i termini del recepimento della Via dove sono stati annunciati correttivi al testo presentato (che prevede il silenzio assenso) e, quindi, si è ammessa indirettamente la divaricazione rispetto alle norme comunitarie». Il Wwf, poi, insiste sulla violazione della direttiva comunitaria sui rifiuti, in tema di materie prime seconde. «Una violazione era riscontrata dall'Unione europea nella legge delega, a proposito dei rottami ferrosi per i quali la Ue ha aperto una procedura di infrazione». «Ora i Testi unici ripropongono le norme censurate senza tenere conto dei rilievi di Bruxelles». Ma al Wwf replica Togni: «Da quando Matteoli è ministro le infrazioni sono scese da 100 a 20», con sette direttive recepite proprio grazie alla riforma e ben 52 fonti normative in meno. Un passo in avanti verso la semplificazione». Intanto lo stesso Togni ha annunciato ieri l'arrivo di un provvedimento che inasprisce le sanzioni per chi commette reati contro l'ambiente. «Aumenteremo significativamente le pene ha chiarito il capo di gabinetto del ministero fino a 100 volte quelle attuali. Non si punirà chi inquina con multe ridicole da 1.500 euro: quella cifra verrà portata a 150mila». Il giro di vite non poteva essere realizzato con i Testi unici perché non previsto dalla legge di delega e quindi sarà contenuto in un provvedimento ad hoc da presentare, ha assicurato Togni «entro la fine dell'anno». Le disposizioni attuali e quelle attese sulla valutatone di impatto ambientale La procedura attuale. La valutazone d'impatto ambientale è affidata alla Commissione Via del ministero dell'Ambiente, che si pronuncia sul progetto dell'opera (corredato da uno studio di impatto ambientale) entro 90 giorni, prorogabili. La valutazione si svolge in parallelo con l'esame dell'impatto paesaggistico e archeologico affidato al ministero dei Beni culturali. In questo caso a pronunciarsi sono le Sovrintendenze e, da ultima, la Direzione per i beni archeologici. In caso di dissenso tra i ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali, oppure di dissenso tra l'amministrazione che richiede il parere e la commissione Via, si attiva la procedura che coinvolge il Consiglio dei ministri. La bozza della Commissione. Il testo provvisorio presentato ieri prevede che il parere della commissione Via sullo studio di impatto ambientale debba arrivare entro 90 giorni (salvo interruzioni per necessità di integrare la documentazione). Trascorsi i 90 giorni scatta l'intervento sostitutivo del Consiglio dei ministri, che si pronuncia entro 60 giorni, il mancato intervento entro questi termini equivale a «giudizio positivo incondizionato» sull'opera. Manca un chiarimento esplicito sulla procedura da seguire in caso di dissenso tra amministrazione proponente e commissione Via Le intenzioni del ministro. Dal testo definitivo sarà cancellato qualsiasi riferimento al silenzio assenso (sia per la Commissione che per il Consiglio dei ministri). La mancata decisione del Consiglio dei ministri equivarrà al rifiuto del rilascio del parere positivo