Il ministro Franceschini ha, qualche giorno fa, unito il parco Archeologico di Paestum e il parco Archeologico Elea-Velia. Finalmente! Avrebbe gioito Antonio Valiante che non perdeva occasione per sottolineare l'importanza della città di Parmenide e l'urgenza di un suo rilancio utile a tutta l'area circostante e al Cilento nel suo insieme. È una scelta che va nella direzione giusta e che contrasta la frammentazione che caratterizza l'iniziativa pubblica in tutto il Cilento. Più ci avviciniamo alle scadenze elettorali, che sono l'unico orizzonte strategico, più le testate locali danno notizia di una grandinata di fondi sparsi: per le strade vicinali, per gli impianti sportivi, per l'illuminazione, per le panchine Ben venga la decisione di Franceschini che propone un orizzonte unitario per i due siti più belli del Mediterraneo greco. Velia ha una bellezza difficile, priva delle suggestioni che regala Paestum e che ne moltiplicano l'impatto emotivo, ma la struttura della città, la sua divisione in quartieri che anticipa moderne scelte urbanistiche, l'imponenza della cosiddetta Porta Rosa e soprattutto l'essere la patria del pensiero di Parmenide e della sua scuola, ne fanno una insorgenza che merita una comunicazione adeguata e un programma di iniziative capace di accompagnarne anche il racconto archeologico e le campagne di scavi delle quali continua ad aver bisogno. La direzione unitaria dei due siti è affidata a Gabriel Zuchtriegel, direttore di Paestum. Un giovane e brillante archeologo tedesco che racconta di un amore lontano che risale all'adolescenza e a un viaggio giovanile col padre a Paestum. Niente più ostacola la definizione teorica e pratica di una iniziativa strategica capace di portare a sintesi feconda le differenze e a trasformare Paestum e Velia in due mete obbligate e attraenti per un turismo colto e appassionato di bellezza, portatore di domande capaci di alimentare un «indotto» virtuoso. Un turismo di cui ha bisogno il Cilento che arranca privo di una visione strategica che ne componga le differenze, che armonizzi la costa con l'interno, che trasformi il fascino silenzioso della collina in una fonte di uno stile di vita fatto di natura incontaminata, di abitudini antiche e moderne sensibilità. Non fondi che producono brevi consensi ma risorse mirate a progetti territoriali che perdano quelle sfumature localistiche che ispirano un'azione politica prigioniera di un orizzonte ostruito. Necessario, dunque, attivare sinergie con iniziative nazionali e internazionali e promuovere un grande lavoro capace di stimolare, soprattutto nei ragazzi e nelle ragazze, un senso di appartenenza e l'orgoglio fecondo per un passato che parla tantissimo anche al loro presente. Contro una globalizzazione straniante che, se da una parte accentua il bisogno di tornare ad antiche (spesso solo vagheggiate) identità, dall'altra cinicamente conferisce non la cittadinanza del mondo ma lo status del consumatore. Un presente senza radici e pieno di dimenticanze è certamente un presente fragile che espone a tutte le correnti nefaste del nostro tempo. Decisivo è il ruolo che possono avere le scuole, le sinergie con le Università non solo italiane, gli scambi con esperienze significative. Il decreto Franceschini impone una svolta radicale nelle pratiche, sfida e contrasta l'azione che si ferma sui confini dei municipi, offre una possibilità a tutti e a tutte noi che abitiamo questa bella terra dove la bruttezza avanza spesso incontrastata. Velia e Paestum insieme possono portare ricchezza, cultura, benessere. Zuchtriegel che ha gioito con algida moderazione alla decisione del Ministro, farà certamente la sua parte come ha già fatto per Paestum ma, come è avvenuto e avviene per Paestum, se a sostenerlo non scatta un senso collettivo e la consapevolezza diffusa che ci troviamo difronte ad una grande occasione per promuovere un radicale cambiamento, rimarremo nell'orizzonte della normale buona gestione. Che va bene ma solo come premessa.